Chiesa

Quando il Carroccio dà lezioni di religione

Il cardinale Dionigi Tettamanzi

Il cardinale Dionigi Tettamanzi

E’ una vecchia storia, il Carroccio che dà lezioni di cristianesimo alla Chiesa milanese. Con la medesima arroganza ci provò, qualche anno fa, con il cardinal Carlo Maria Martini, e naturalmente ora non può sfuggire alle rampogne leghiste anche il cardinale Tettamanzi, che il quotidiano “La Padania” bolla con il gentile epiteto di “onorevole Tettamanzi” o con quello ancora meno gentile di “imam”.

L’attacco al presule arriva dopo il tradizionale Discorso alla città, in cui il cardinale ha avuto l’ardire di eccepire a proposito dei recenti sgomberi dei rom. Sgomberi che, in assenza di una politica di integrazione chiara da parte del Comune di Milano, non fanno che aggravare le condizioni di insicurezza in città, soprattutto dei cittadini più deboli.

Ciò che disturba il Carroccio resta il fatto che il massimo rappresentante della Chiesa ambrosiana entri nel merito di questioni delle quali il partito di Bossi ritiene di avere la proprietà esclusiva, immigrazione e sicurezza. E non può ammettere che la religione possa essere un fatto pubblico e non soltanto un pio sentimento del cuore, come accade nelle terre nordiche tanto care al Carroccio. Su questo fronte i lumbard rigettano ogni critica, eludono ogni confronto, rifiutano riflessioni che vadano al di là dei rozzi slogan.

Soprattutto si rivela come paradossale la difesa di tanti esponenti leghisti, anche qui a Varese e dintorni, del crocifisso come simbolo e della tradizione cristiana come tavola di valori, disinvoltamente mescolata, quest’ultima, con radici celtiche. Una difesa del cristianesimo che non si preoccupa di alzare il tiro sull’arcivescovo di Milano. Svelando, dunque, il proprio carattere strumentale, mezzo di marketing politico, occasione di una battuta di caccia alla ricerca di voti. Di sentimenti religiosi profondi, invece, non se ne vede neppure una traccia.

7 dicembre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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