Cultura

Non sparate su Babbo Natale. Riflessioni a margine su un personaggio popolare e controverso

babbonataleNel 1958 – ed è una storia vera – la “contraerea verbale” del reverendo Paul Nedergaard di Copenhagen aveva già puntato le labbra contro il cielo quando, all’improvviso, il bramito delle renne si levò tra gli strali per schivare i proiettili. Babbo Natale si teneva ben stretto alla vagonata di pacchi, pacchetti e pacchettini emettendo, ad ogni colpo di zoccoli, un tenero “Oh, oh, oh”. Ma il prelato non demordeva, e dall’alto del suo pulpito di uomo tutto d’un pezzo lanciava contro l’omone la sua invettiva: “goblin pagano”.

I vescovi italiani decisero, dopo qualche decennio, di fare il pari con il difensore della chiesa: Babbo Natale confonde le idee ai bambini perché coloro che sono nati e che stanno crescendo nella cristianità più vera non possono permettersi di credere alle leggende. Ma chi l’ha detto che la mistica della Nascita non possa accordarsi con i desideri dello stomaco o con la celebrazione della regalistica? In verità, nessuno ha mai screditato tutto questo. Anche coloro che della mistica del sacrificio dovrebbero essere veri praticanti.

Quindi, è inutile sparare su Babbo Natale e togliere ai piccoli quei sogni che si possono coltivare solo nell’infanzia. A 4 o 5 anni non si è idolatri o politeisti. E le stesse famiglie che difendono, con il loro esercizio quotidiano, il cattolicesimo possono permettersi una pur piccola ed innocua concessione. La caccia a Babbo Natale, nascosta saggiamente da coloro che la praticano dietro la giusta causa di una guerra santa contro il consumismo, è del tutto inutile. Coloro che attaccano, dunque, dovrebbero abituarsi ad essere attaccati, perché non vuol dire che Santa Claus debba rappresentare il mercanteggio più ignobile e spendaccione. La piacevolezza di credere in Babbo Natale deriva dalla sua storia, dalla sua favola, dal suo abito e da tutto ciò che ha contribuito, sino ad oggi, a rendere affascinante questo birbante barbone. A tante cose, in questa nostra vita, si può riconoscere un merito. Sarà poi l’uomo a trovare un equilibrio grazie al quale si esalti il merito e si colpisca il difetto. Annullare d’amblè la figura di Babbo Natale non significa combattere una battaglia a favore di una festa che si vuole parca, umile e perfetta. Perché sarà sempre l’imperfezione dell’uomo a rendere ingiusto il mondo. Ma anche quando i “giusti”, che dovrebbero sorvegliare dall’alto della bontà e della giustezza divina, ci si mettono a voler fare la barba al Babbo, allora c’è qualcosa che non va.

Diciamo a tutti i bambini, in età compresa tra 0 e 90 anni, di crederci fin quando vorranno. Ci sono persone che riescono ad essere “pagani” e “cattolici” nello stesso tempo, conciliando la vita quotidiana – che per chi soggiace alle leggi del mercato, dell’occupazione, del lavoro, della produzione e del mantenimento della famiglia non è un gioco – con la propria idea di Dio. Che, a volte, è più forte – e giusta – di qualsiasi dogma o religione terrena.

1 dicembre 2009 Davide Ielmini d.ielmini@varesereport.it
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