Varese

Maroni, bilancio di 18 mesi. Dimenticando il governo

Il ministro Maroni e il presidente Dario Galli

Il ministro Maroni e il presidente Dario Galli

Ministro Maroni a Varese per parlare di sicurezza. La sede, Villa Recalcati. Obiettivo: spiegare quanto sono stati proficui e utili i 18 mesi del suo ministero. Con cifre e dati alla mano. E con accanto il questore Marcello Cardona, il prefetto Simonetta Vaccari, il presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, e il sindaco di Varese, Attilio Fontana. Un intervento ricco di cifre, capace di soffermarsi su un ampio ventaglio di questioni. Peccato, però, che al bilancio del ministro mancava la cornice: il contesto politico della maggioranza e dello stesso governo, che non sempre remano nella stessa direzione del Carroccio. Anzi.

Esemplare il capitolo mafia e criminalità organizzata. In questi 18 mesi, il ministro ha vantato a Varese 8 mafiosi al giorno arrestati, oltre 5 miliardi e mezzo di euro sottratti alla mafia, 15 tra i latitanti più pericolosi finiti in galera. Però non parla dell’idea di mettere sul mercato i beni sequestrati alla mafia, che potrebbero ritornare in quelle stesse mani. E anche sulla giustizia, e in particolare sul “processo breve”, Maroni se la cava con uno sbrigativo “non è di mia competenza”.

Sul fronte stranieri e Islam, Maroni plaude all’esito del referendum anti-minareti della Svizzera. Scomoda addirittura il cardinale Ratzinger (sottolineando “prima di diventare papa”), che ricordava il nodo irrisolto della connessione tra politica e religione islamica. Con una religione, continua Maroni, “che porta dentro di sè l’idea del dominio e della presenza sul territorio”. Cose da far tremare le vene ai polsi di Gianfranco Fini. Per quanto riguarda come la pensa lui, il ministro Maroni pensa che “bisogna sempre tenere presente quello che decide il popolo, e non cambiare idea se non la pensa come noi”.

Un accenno anche alle Forze dell’ordine. Sempre a proposito delle risorse economiche sequestrate alla criminalità organizzata, il ministro ricorda che sono finite nel Fondo unico della giustizia. “Si tratta di denaro per 800 milioni di euro. Berlusconi mi ha promesso che queste risorse andranno al 100% alle Forze dell’ordine e alla magistratura”. Risorse importanti, senza dubbio, ma che cercano di rimediare ai tagli di risorse, operati da questo stesso governo, proprio sul fronte della dotazione delle Forze dell’ordine.

Ma è sul livello locale che il ministro punta di più nella sua missione a Varese. Ricorda che in base al Patto sulla sicurezza i fondi disponibili sono 100 milioni di euro, ma i progetti sulla sicurezza, arrivati dai Comuni, sono stati, nella sola Lombardia, 2800. E, dunque, la nostra regione si porterà a casa 27 milioni e mezzo di euro (più di un quarto). A fare la parte del leone la Provincia di Varese (con 2 milioni mezzo) e, in particolare, il Comune di Varese (con 1 milione e18 mila euro). “Varese ha scelto la strada giusta – dice il ministro – perché li spenderà nella video-sorveglianza e nel migliorare il coordinamento tra Forze dell’ordine”. Non manca però una frecciatina al sindaco Fontana. “Como però ha battuto Varese, dato che si porta a casa più di 3 milioni di euro”.

Altra novità, i progetti sulla sicurezza dei laghi. Maroni ne ha in mente tre: sul lago di Como, sul lago Maggiore e su quello di Lugano. “Tre patti per tre laghi che, ripetendo i risultati del progetto relativo al lago di Garda, possano partire con la prossima estate”. Infine domani al via un corso di formazione rivolto a Forze di polizia e polizia locale di Varese, Busto e Gallarate. E lui stesso andrà a stringere la mano ai poliziotti che hanno risolto in tempo record il delitto di Cocquio Trevisago.

1 dicembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi