Teatro

Il successo ad orologeria dei Legnanesi. Risate e applausi per “Oh vita…oh vita straca”

Il manifesto dello spettacolo

Il manifesto dello spettacolo

Ormai prevedibile, il successo saluta anche questa nuova rivista dei Legnanesi “Oh vita…oh vita straca” al Teatro Apollonio di Varese per tre repliche da sold out (ritornerà a maggio). Un teatro gremito di pubblico fino alle poltrone di seconda galleria è sempre un buon termometro per misurare la popolarità di uno spettacolo. Se poi si aggiungono le continue risate e gli applausi copiosi al termine delle tre ore e mezza di spettacolo, si può capire perché i Legnanesi sono una fortunata anomalia nella crisi dei botteghini. Loro lo sanno e ci marciano: “siamo ormai varesini adottivi – dice al termine Antonio Provasio, capocomico, regista e interprete della Teresa -. E riconoscerlo, per dei legnanesi, è davvero il massimo”.

Protagonista dello spettacolo è la sgangherata famiglia Colombo, sempre alle prese con la dura realtà e con le sue ingenue evasioni di fantasia. E cioè Antonio Provasio-Teresa, Enrico Dalceri-Mabilia e Luigi Campisi-Giovanni. Una famiglia circondata dagli improbabili e lunatici personaggi della vita dei cortili dei nostri nonni. Esile la trama, certo, ma è  un pretesto per mettere in mostra la bravura degli interpreti. Le scene si succedono quasi senza un filo logico, con l’alternarsi di scenette e squarci di vecchia rivista, tra piume di struzzo e pailettes, gradinate alla Wanda Osiris e ineffabili boys.

Questa volta la Teresa, la Mabilia e il Giovanni sono alle prese con la morte di un cugino, poi vanno in gita a Mosca con il circolo Acli della parrocchia, infine si trovano a lavorare in carcere da impiegati statali. Ma ciò che davvero conta sono i dialoghi (spesso in dialetto) tra i protagonisti: infallibili i tempi comici, eccezionale la capacità di percepire gli umori del pubblico in sala, una bravura sconcertante nell’inserire all’improvviso l’improvvisazione, un misurato, ma efficace sforzo di insaporire la trama con sapidi riferimenti a Berlusconi, Tremonti, alle escort. Svecchiando, in questo modo, il copione di Felice Musazzi.

Tutto il resto conta poco o non conta per nulla. Lo spettacolo richiama pubblico, diverte, scaccia guai e problemi per qualche ora. Come dice Provasio, congedandosi dal pubblico con un appello per il Ponte del Sorriso di Varese, “è sempre meglio una bella risata, pulita, senza volgarità, che una scatola di supposte”. Ça va sans dire, ma il pubblico scoppia in un fragoroso applauso.

29 novembre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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