Varese

Il ministro Maroni vota Keith Jarrett

Roberto Maroni

Roberto Maroni

C’è una domanda delle cento pistole un po’ per tutti, anche per il ministro degli Interni, Roberto Maroni. La sicurezza? L’immigrazione? I rapporti con Berlusconi? Sì, certo, questi sono i grandi temi, quelli che seguiamo ogni giorno anche noi, non risparmiando critiche e polemiche nei confronto del Carroccio. Ma questa domenica ci prendiamo una vacanza e mettiamo da parte la politica.

Al ministro di Lozza, all’uscita dalla sezione varesina dopo avere votato, lanciamo all’improvviso la domanda delle cento pistole: quale è stato o qual è il migliore jazzista? E quale la sua migliore esibizione? Maroni, virtuoso dell’organo Hammond nella band “Distretto 51”, si ferma sulla soglia. Inizia a pensare, passa in rassegna nomi e concerti, appare indeciso. “Non è facile rispondere”, sussurra.

Poi si volta e risponde sicuro: “Keith Jarrett”. E quale il suo concerto migliore? “Il concerto di Colonia”. Sì, il “Köln Concert”, una grande storia. La sera del 24 gennaio del 1975, qualcosa di magico accadde all’Opera Haus di Colonia. Keith Jarrett, pianista sulla breccia da una decina d’anni scarsi, cresciuto alla corte dei Jazz Messengers di Blakey, di Charles Lloyd e di Miles Davis. Nel 1973 egli aveva inaugurato una serie di concerti (Brema e Losanna) durante i quali egli affrontava il pianoforte completamente alla cieca, senza l’ausilio di alcun supporto, in una sorta di improvvisazione totale. Quella sera, Jarrett aveva chiesto sul palco uno Steinway, su cui aveva per anni coltivato l’arte dell’improvvisazione. Ma lo Steinway non arrivava. Allora si fece portare uno dei due Bösendorfer che erano dietro le quinte. Tutti volevano gettare la spugna. Non Jarrett, che intravide un’occasione del destino. E così, con molto ritardo, ebbe inizio un concerto di pura magia.

29 novembre 2009
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