Varese

A Villa Panza si accende una “Luce”: illumina una cucina capace di dialogare con l’arte

Non è da tutti mantenersi coerenti nel tempo ad una propria visione delle cose. Questo accade a Villa Panza, prestigiosa residenza di proprietà del Fai. Accade con le mostre, piccole e preziose, essenziali, certo con alti e bassi, ma non rinunciando mai alla qualità. Accade oggi con il nuovo ristorante “Luce”, un piccolo concentrato di bellezza e intelligenza. Un esempio di cultura. Aprirà ufficialmente i battenti l’1 dicembre.

Elena Brusa Pasquè

Elena Brusa Pasquè

Il progetto è stato firmato da un’archistar come Gae Aulenti, che aveva già curato allestimenti a Villa Panza, ma un tocco fondamentale è arrivato dall’architetto varesino Elena Brusa Pasquè. Una ristrutturazione degli spazi interni della Villa

Lo chef Matteo Pisciotta

Lo chef Matteo Pisciotta

equilibrata e non invasiva, che ha portato a realizzare un ristorante di trecento metri quadrati articolati in diversi spazi: nelle serre tavolini da due per serate al lume di candela, una sala riservata ai pranzi più formali, un’altra per spuntini più veloci ed essenziali. Ma già si sta pensando, per la prossima primavera, a pic-nic sul prato più a misura di famiglie.

Alla “preview” non sono volute mancare le autorità, dall’assessore alle Infrastrutture del Pirellone, Raffaele Cattaneo con la sua famiglia, all’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Daniel Ferrazzi, dal presidente della Provincia, Dario Galli al sindaco di Varese Fontana.

Tutti coloro che hanno visitato il ristorante sono rimasti colpiti dal “dietro le quinte”: dai tre orti che offriranno prodotti stagionali da servire nel piatto, dal trafficare in cucina dei cuochi, coordinati dallo chef Matteo Pisciotta, che si possono seguire da un soppalco di cristallo.

Ma l’impressione complessiva è che ci si trova di fronte, come dichiara la direttrice di Villa Panza, Anna Bernardini (alle prese con l’attesa mostra sull’arte povera, che sarà inuguarata il 15 dicembre), ad una “iniziativa che segnala la volontà di Villa Panza di crescere, aprire porte ad un nuovo pubblico, fatto di visitatori delle Collezioni e delle mostre, gruppi organizzati, singoli che abbiano voglia semplicemente di farsi uno spuntino”. E conferma che questa impresa resta al momento un unico all’interno del complesso sistema del Fai.

Un progetto che avrà successo? Difficile fare previsioni, considerando che a Varese spesso il pessimo ha successo, mentre l’ottimo può incassare un clamoroso insuccesso. Villa Panza ha un conto in sospeso con Varese, che appare molto lontana da questo angolo di alta cultura.

Comunque il ristorante è stato realizzato, parte di un accordo di programma per il rilancio di Biumo Superiore, del quale, da tempo, a dire il vero, si è persa traccia e di cui faceva parte il famoso mega-hotel delle Ville Ponti. Un ristorante bello e raffinato, quello di Villa Panza, ma che potrebbe correre il rischio di diventare una cattedrale nel deserto. Un rischio che è sempre dietro l’angolo anche per le imprese migliori.

28 novembre 2009
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