Cinema

Il regista Tinto Brass a Varese e l’insostenibile noia del suo eros

Il dibattito col pubblico

Il dibattito col pubblico

E’ ironico e sferzante, il regista Tinto Brass, di passaggio a Varese per l’iniziativa “Eros e liberazione. Una giornata con Tinto Brass”, organizzata dalla neonata associazione culturale “Free Zone”, presso il Multisala Impero di Varese. Parla di sé (poco) e dei suoi film (tanto), soffermandosi sui ricordi passati e sui tanti progetti futuri che ha in mente di realizzare. Accanto a sé, presenza enigmatica e silenziosa, l’attrice Caterina Varzi, che il regista chiama “la mia Musa ermeneutica”. “Musa perché mi ispira, ermeneutica perché interpreta i miei film”, spiega il regista. Brass si racconta rivolgendosi spesso alla Varzi, trovando in lei complicità e sorrisi, ricordando che l’attrice calabrese è psicanalista e avvocato, e ora sta lavorando ad un libro-intervista sul regista dal titolo “Ciak, si giri” (a cui la Varzi ha aggiunto, come sottotitolo, un verso di Pound, “But I see more”).

Orgoglioso per essere stato, come dice lui, “sdoganato” al Festival di Venezia, Brass racconta che il suo cinema si divide nel periodo “ante-Chiave” e “post-Chiave”, riferendosi al film con la Sandrelli del 1983, che per lui segnò un vero scarto. Alla rassegna del Miv vengono proposte tre pellicole del primo periodo. “Un periodo pieno di furori rivoluzionari, che promettevano di abbattere il Moloch del potere, ma che in realtà sostituivano il vecchio con un nuovo potere”. Un periodo chiuso per aprire una nuova stagione, più erotica e leggera. Ma tra i due periodi Brass legge una continuità grazie alla ricerca della liberazione.

Brass dice che ora si sta dedicando all’erotismo al femminile. E che sta ultimando il film dal titolo “Il favoloso mondo di Tinto Brass”, un trittico con tre corti, che vedono la Varzi protagonista assoluta, sia pure in coppia con tre interpreti maschili diversi. Poi confessa che vorrebbe dedicarsi a scrivere avventure per i più piccoli e sarebbe intenzionato a girare un Caligola in 3D. Per ora si dedica al film in lavorazione, del quale mostra al pubblico varesino un’anteprima.

Dopo il dibattito con il pubblico, coordinato dal critico cinematografico Maurizio Fantoni Minnella, si sceglie di mostrare il primo dei tre corti, che ha per titolo “Hotel Courbet”, con riferimento all’artista che dipinse “L’origine del mondo”, dedicato al grembo femminile. Un quarto d’ora di immagini della Varzi nuda e seminuda, che rammemora un’improbabile storia d’amore passata, con tanto di Brass che, sul set, al termine del corto, fa la morale agli spettatori. Una pellicola sciatta e noiosa, nel solco dell’ultimo Brass, quello più commerciale e insostenibile. Meglio i film proposti alla rassegna del Miv, quando Brass non era ancora Brass e i motivi di critica sociale consentivano di variare i suoi film, certamente più originali di quelli odierni. Di questi ultimi, così come del corto visto al Miv, non se ne sente davvero la necessità. E anche la rassegna organizzata da “Free Zone”, seria e ben concepita, poteva evitarli senza perderci nulla.

27 novembre 2009
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