Varese

Provincia di Varese, il fascino sottile della crociata

Il rito dell'ampolla

Il rito dell'ampolla

Sconcertante partito, la Lega Nord.  Come si diceva una volta, “partito di lotta e di governo”. Insediata nelle istituzioni nazionali, con tanto di poltrone di ministri, sottosegretari, direttori generali, ma nello stesso tempo capace di continuare a ripetere, a Pontida e altrove, per galvanizzare i militanti e far digerire loro le discutibili scelte del Cavaliere sulla giustizia, “Roma ladrona”. Ma tant’è. Tuttavia questa faccenda delle radici è, per certi versi, ancora più interessante. A rilanciarla, ci pensa Villa Recalcati, con un prodigioso “uno-due”, da vero pugile professionista.

Partiamo dalla mozione presentata in Consiglio provinciale dal capogruppo della Lega Nord, Stefano Gualandris. Chiede di modificare lo Statuto con una mozione che, a dire il vero, è una fotocopia di quella già vista al Comune di Varese e in altri Comuni, e che propone di inserire, all’interno dello statuto, le ormai famose “radici celtiche”. Radici che, tuttavia, e con una certa facilità, vengono appaiate a quelle “greco-romane” e a quelle “cristiane”. Una richiesta che nel capoluogo ha avuto pochi altri consensi oltre a quelli dei consiglieri “lumbard”. E che, tutto sommato, appare una bizzarria.

Ma il mix ritorna nelle autorevoli parole pronunciate dal  presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, il quale rivendica che “la Lega Nord è l’unico movimento politico che da sempre difende la matrice cristiana della nostra cultura”. Tuttavia, come possono riconoscere “tutti quelli che hanno un minimo studiato il nostro passato”, sulle origini il discorso si fa più ecumenico. A chi ha studiato appare evidente che “nel nostro territorio, in un rimescolamento storico di popoli, siano comunque evidenti le origini greco-romane e la più antica matrice celtica”.

Non è chiaro cosa “ci azzecchi” con il cristianesimo il tanto ostentato cerimoniale celtico dell’ampolla,  che custodisce l’acqua raccolta alle sorgenti del Po. Liturgie padane, certo, ma anche abbastanza pagane. Così come questo continuo invocare i Celti, con le loro tradizioni, i loro culti, le loro vicende, sa molto di attrazione per il fascino pagano di una vicenda storica in gran parte avvolta nelle nebbie. Ma c’è di più: desta qualche brivido vedere come il cristianesimo e, addirittura, il crocifisso, siano da tempo branditi come un’arma, come un motivo di  crociata contemporanea, come un’occasione di scontro frontale con gli “altri”, i “nemici”, i “diversi”.

Tutto ciò finisce per apparire una parodia dello spirito cristiano, aperto al dialogo e ad una  conversione che fa appello alla libera coscienza dell’uomo. E’ il caso di ristabilire queste verità, una volta per tutte. Tanto più se l’eco di radici e di crocifisso risuona accanto a noi, nelle istituzioni locali, tra i banchi del Consiglio provinciale.

25 novembre 2009
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Un commento a “Provincia di Varese, il fascino sottile della crociata

  1. Massimo Tafi il 26 novembre 2009, ore 12:18

    Caro Direttore, apprezzo molto questo articolo come apprezzo il fatto che il suo giornale sia netto e chiaro nella critica alla Lega. Perchè constato con molto disappunto che, spesso, si sottovaluta il ruolo e la pericolosità sociale di questo partito per la capacita perversa che ha avuto in questi anni di inoculare nella nostra società idee e comportamenti devastanti (vedi Rovato) che stanno diventando ahinoi senso comune. Oltre alla “buala” delle origine celtiche ora siamo all’uso strumentale e discriminatorio della fede cristiana, uso che dovrebbe essere respinto con sdegno prima di tutto dai sinceri cristiani. Sarebbe bello ad esempio che i Parroci della provincia si pronunciassero tutti in tal senso.
    Grazie e buon lavoro

    Massimo Tafi

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