Cinema

Proposta la pellicola di Diaferia “In nome di Maria” per il cartellone di “Un posto nel mondo”

Franco Diaferia

Franco Diaferia

Continua la rassegna “Un posto nel mondo”, che stasera, presso la sala dell’oratorio Padre Kolbe di viale Aguggiari, propone il lungometraggio “In nome di Maria” del regista Franco Diaferia. Un regista che sarà presente in sala a Varese. Il film racconta dei soggiorni terapeutici per bambini delle zone ancora contaminate dalla radioattività post-Chernobyl con l’intenzione di dare loro una speranza di recupero. Con questo scopo Maria, una bambina bielorussa di 8 anni, arriva in Italia ospite dei coniugi Parodi. A pochi giorni dal suo ritorno in patria, la bambina sparisce e, per 18 iorni, la famiglia affidataria, con il pretesto che Maria ha subito violenze nel paese di origine, è ferma nella decisione di non svelare dov’è stata nascosta. L’Italia è nel caos. Il Paese è diviso tra chi condanna il comportamento sconsiderato dei coniugi e chi attacca l’atteggiamento duro dello stato ex-sovietico.

Per riuscire a riottenere la custodia della bambina, subito rimpatriata, i Parodi si affidano a monsignor Carminati, vescovo della loro città, che incarica don Vittorio di partire immediatamente per andare a cercare Maria e tracce di marcio, affinché i coniugi possano riaprire il caso e fare in modo di riportare la piccola in Italia. Don Vittorio, riluttante, parte ma l’arrivo in una nazione così diversa è per lui scioccante. Ad aspettarlo nella nuova curia c’è il vescovo che, dopo i convenevoli e gli auguri di buon lavoro, viste le aspettative della curia italiana, gli indica colui che lo accompagnerà e aiuterà: don Taranto, un giovane prete italiano. Le spigolature tra i due emergono subito ma don Vittorio ha fretta di iniziare le ricerche ma soprattutto di tornare in Italia con la bambina. Il giorno seguente i due sacerdoti raggiungono l’orfanotrofio dove dovrebbe esserci Maria; scoprono però che la bimba è stata trasferita ad opera del ministero della famiglia.

Dopo un acceso scambio di opinioni col direttore dell’orfanotrofio rispetto al diritto degli italiani di prendersi cura di questi sfortunati bambini e di offrigli migliori opportunità di vita, infastidito e demotivato, don Vittorio decide di tornare in Italia ma, dalla curia italiana, gli viene imposto di continuare le ricerche. Inizia così una lunga e infruttuosa odissea attraverso orfanotrofi e associazioni fino al giorno in cui incontrano Andrea, un volontario, che gli fornisce l’indirizzo del luogo in cui vive Maria. Al rientro in canonica don Vittorio svela la sua reale missione a don Taranto il quale non può accettarla. Tra i due è rottura.

Come consigliato da Andrea don Vittorio si presenta al nuovo orfanotrofio in abiti borghesi. Si ritrova davanti ad una struttura fatiscente gestita però da una donna ben vestita e ingioiellata, in Paradossale, inconcepibile, sconcertante contrasto con l’ambiente circostante. convolto da quanto appena visto e scoperto, il prete scappa dall’orfanotrofio ma nella disperata corsa viene investito da un’auto. In una sorta di incubo si risveglia in ospedale. Durante la degenza conosce Tioma – un bambino malato di tumore anch’egli inserito nel programma dei soggiorni terapeutici ma ormai ai suoi ultimi giorni di vita – che lo invita a seguirlo nel reparto oncologico dove incontra Giovanni, volontario che lo costringerà ad aprire gli occhi sia sulle condizioni ospedaliere con i tanti rischi di infezioni che sulla chemio usata dall’ospedale, assolutamente inefficace rispetto a quella necessaria ma di un costo decisamente proibitivo. Lo scontro con una inaspettata e amara realtà fatta di dolore, bugie e corruzione mette in crisi la sua coscienza e la incrollabile fede. Al ritorno in canonica don Vittorio è esausto e svuotato ma don Taranto, fino a quel momento rimasto ad osservare nell’ombra, gli si avvicina a sostenerlo. Adesso don Vittorio ha capito che per l’amore di uno, non si può essere indifferenti agli altri trentamila…

25 novembre 2009
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