Economia

Magnifico (Fai): bene lo sviluppo. Il prezzo è giusto?

Il parterre al dibattito di Univa

Il parterre al dibattito di Univa

Un tessuto produttivo che ha gli anticorpi per superare la crisi, nuove infrastrutture, attese da decenni Ma anche un monito a difesa della bellezza del territorio: così la tavola rotonda, organizzata per i dieci anni della rivista edita dall’Unione industriali, si è trasformata nell’occasione per un garbatissimo affondo a difesa del bello davanti ad una platea, non così abbondante come in altre occasioni, ma sicuramente attenta.

Tre sono state le voci che si sono alternate, durante il dibattito moderato dal presidente di Univa Michele Graglia, che ha messo a confronto economia, infrastrutture e territorio.

“Dobbiamo capire  – ha detto Enzo Rullani, docente di economia della conoscenza alla Venice International University – che la crisi è il momento per avere delle buone idee guardando alla propria identità. La vera fortuna del vostro sistema produttivo è la multisettorialità. Per le piccole imprese un passo ulteriore è quello di saper fare rete”.

Un concetto sul quale è tornata ad insistere nel suo intervento Anna Gervasoni, direttrice del Centro ricerche sui trasporti e infrastrutture dell’Università Liuc che ha snocciolato dati impressionanti: sono 800 mila i movimenti veicolari che intasano le arterie di collegamento della provincia e 20 – 30 euro persi ogni ora a causa di code e traffico. “quelli che arrivano – ha detto la Gervasoni – saranno mesi e anni decisivi per la realizzazione di infrastrutture attese da anni”. A partire dalla Pedemontana, della quale Graglia sostiene di sentir parlare fin da quando era bambino. “Ma pensiamo anche a Malpensa – dice ancora la Gervasoni – dove è necessario chiudere al più presto il discorso dell’accessibilità su rotaia e pensare alla terza pista”.

Sul prezzo da pagare ha messo in guardia Marco Magnifico: “penso a Gavirate -  ha detto – e allo scempio fatto con gli interventi viabilistici, ma anche alla pianura tra Besozzo e Gemonio con i suoi capannoni cresciuti in modo abnorme. A questo punto mi chiedo: terza pista o Brughiera?  Non va dimenticato che quando si distrugge il paesaggio non si torna poi più indietro”. Un richiamo forte rispetto a un diritto e patrimonio di tutti. “Quei luoghi – dice ancora Magnifico citando il Sacro Monte, il lago e il profilo delle vette che si stagliano all’orizzonte – per i quali il nostro territorio merita di essere visitato e che rappresentano un patrimonio grandissimo”.

La ricetta passa dall’integrazione e dal rispetto ed è indirizzata in primis a chi è chiamato al dovere di amministrare il territorio: purtroppo per molti angoli, soprattutto nel sud della provincia, i segni sono già indelebili. La speranza è che ad essi non se ne aggiungano altri.

24 novembre 2009 Paola Provenzano p.provenzano@varesereport.it
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