Cultura

Arbasino: odio i sentimentalismi da tinello

Da sinistra Bambi Lazzati, Arbasino e Paccagnini

Da sinistra Bambi Lazzati, Arbasino e Paccagnini

Lo scrittore Alberto Arbasino ha rivisitato la sua opera a Villa Recalcati. Un’opera multiforme che oggi viene proposta dal “Meridiano” Mondatori. Lo scrittore ha deciso che questo omaggio in due volumi (il secondo uscirà in gennaio, quando compirà 80 anni) fosse presentato in prima assoluta a Varese, nell’ambito degli incontri del Festival del Racconto collegato al Premio Chiara. Incalzato dalle domande del critico letterario, Ermanno Paccagnini, e dagli interessanti interventi di Renata Colorni, direttrice della collana Mondadori, Arbasino si è raccontato in una sala gremita di varesini. Ma prima ha risposto alle nostre domande.

Ad uno scrittore sempre ironico e controcorrente come Arbasino, che impressione fa entrare nel Pantheon dei “Meridiani” Mondadori?

Non mi fa una grande impressione perché ce ne sono già stati altri scrittori viventi, come il mio amico Raffaele La Capria, che sta benissimo, è un po’ più vecchio di me ed è entrato nei “Meridiani” qualche anno fa. Nel mio caso, questo consente di collaborare alla Cronologia che correda il volume con tante piccole cose, come non può accadere con gli autori defunti. Il vivente, contrariamente al defunto, nella Cronologia dei “Meridiani” può fare entrare delle considerazioni personali e dei particolari inediti.

L’Ingegnere sarebbe stato soddisfatto nel leggere la sua Cronologia così personale e minuziosa?

Carlo Emilio Gadda non amava molto i fatti privati personali, perché aveva sempre provato dolori e sofferenze nel corso di tutta la sua vita. Si portava dietro il lutto per il fratello. Tanti hanno perduto fratelli e sorelle, ma anche mogli e mariti, ma nel caso di Gadda il dolore se lo è portato dietro ed è continuato per decenni.

Lo scrittore Arbasino chi preferisce di più: il luinese Piero Chiara o il gaviratese Guido Morselli?

E’ difficile scegliere tra Chiara e Morselli, perché sono due autori molto diversi tra loro. Non faccio mai delle classifiche. In fondo sarebbe più facile classificare due cantanti che eseguono la medesima opera dato che si potrebbero fare paragoni. Con due personalità come Chiara e Morselli la cosa non è così facile.

E’ tornato per la seconda volta a Varese, dopo il Premio Chiara alla Carriera. Come ricorda quel momento?

Mi ricordo la bellissima cerimonia che è stata organizzata quando mi è stato conferito il Premio Chiara alla Carriera, circondato da tanti amici, come stasera. Ricordo Ermanno Paccagnini, Rosellina Archinto, e quindi l’evento di questa sera è una specie di ritrovarsi che trovo molto simpatico.

Questo “Meridiano” propone romanzi e racconti. Cosa è più indicato per descrivere un’epoca di “vita bassa” (titolo della sua opera più recente): romanzo o racconto?

Dipende. Ci sono due cose che non sopporto: la produzione in serie, che riguarda coloro che scrivono romanzi seguendo lo stesso schema, realizzando multipli di un romanzo che è andato bene la prima volta. L’altra cosa che non sopporto sono gli intimismi più o meno piccolo-borghesi, gli intimismi da tinello, le coppie in crisi, i figli in crisi, i genitori in crisi. Cose che piacciono moltissimo al pubblico televisivo, che ama tanti piccoli problemi domestici, intimistici.

Vede all’orizzonte qualche giovane autore che possa essere considerato erede di Alberto Arbasino?

Non direi. Non ne vedo nessuno all’orizzonte. Almeno per ora.

16 novembre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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