Economia

Mercatini in centro, prodotti pochi ma buoni

mercatini10Una fredda domenica di novembre, magari la terza del mese, metti di fare un giro in centro a Varese. Ancora non siamo in clima natalizio, ma già fare qualche ipotesi sui regali futuri significa essere previdenti. E così, oggi, era possibile incontrare due iniziative lanciate alla grande: la compresenza, in centro, del “Mercato dell’Insubria” in Corso e del “Paese dei Sapori” in piazza Repubblica. Due appuntamenti sponsorizzati da diverse sigle, tra cui Confesercenti, Slow Food, Pro Loco e altre ancora, il tutto in collaborazione con il Comune di Varese.

Un progetto ambizioso, visto che gli organizzatori lo hanno battezzato con l’espressione “Varese Food Town”. Cosa accade nel centralissimo Corso Matteotti? Quale il profilo di questa “Città del cibo”? Gli espositori sono, in tutto, una ventina (24 per l’esattezza), e costituiscono una vetrina che si interrompe, all’improvviso, a metà Corso, all’altezza del bar Pirola. Al punto che diversi visitatori restano colpiti dalle ridotte dimensioni e si chiedono, con un qualche stupore, al termine della fila: “Ma è già finito qui?”. La qualità dei prodotti è alta, senza alcun dubbio, come anche la genuinità. E’ pure assolutamente garantito il radicamento nel nostro territorio delle aziende agricole presenti. I nomi parlano chiaro: Dumenza (formaggi di capra), Rancio Valcuvia (conigli e formaggelle del Luinese), Cittiglio (formaggi), Baraggia di Viggiù (miele), Piero di Curiglia (formaggi), Oggiona Santo Stefano (miele), Centinate di Besnate (formaggi). Tutto molto Varesotto doc (o dop). Ma dato che si parla di Insubria, ci si attenderebbe una scelta di prodotti ed aziende più ampia, aprendosi a realtà del Comasco, allargandosi al Canton Ticino. E invece no. Varesotti tutti, certo, ma pochi. Dopo le polemiche che in passato dicevano che non c’era alcuna selezione, adesso si è caduti nell’estremo opposto.

Quanto poi al “Paese dei Sapori” in piazza Repubblica, l’impressione è, invece, del classico bric-a-brac. Si vendono pentole, frutta e verdura, e poi ci sono gli immancabili “Formaggi e salumi bergamaschi”, “Prodotti tipici toscani”, “Golosità pugliesi”, “Prodotti tipici veneti”, una cerchia di banchi che vanno ovunque. E poi, collocati nella triste piazza, appaiono come lontani dall’interesse dei passanti. Il piano di “Varese Food Town” meriterebbe, forse, un qualche aggiustamento di tiro da parte degli organizzatori.

15 novembre 2009
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