L’Indigo Trio porta il jazz post-moderno all’Osteria di Azzate. Concerto promosso dalla JTD

L'Indigo Trio

L'Indigo Trio

Se il jazz è morto, un po’ lo siamo tutti. Perché quando si parla di improvvisazione si definisce la vitalità che spinge l’essere umano a scendere ancora dall’albero, a lasciare le banane e le radici per guardare il cielo: lassù sembra ci sia ancora qualcosa di nuovo da scoprire. L’Indigo Trio – Nicole Mitchell al flauto (artista di successo tanto nella musica improvvisata quanto in quella colta), Harrison Bankhead al contrabbasso e Hamid Drake alla batteria, di scena lunedì 16 alle 21 all’Osteria Mai Intees di Azzate (ingresso euro 10) – lo fa con un totale rispetto della tradizione ed una vitalità che lo porta ad essere considerato uno fra i gruppi più interessanti del jazz post-moderno. Dai tam-tam sui tronchi vuoti alle serpentine d’ottone dei grandi sassofonisti neri – quelli della nuova New York e della sua avanguardia – di tempo ne è passato. Non si è fermata la voglia, fortunatamente, di esplorare e di capire che l’uomo è un animale su due zampe che tenta solo di rifiutare ciò che per sua natura è normale.

Un garrito, un urlo, una melodia. Selvaggiamente adagiata tra le cosce di un violoncello o sbattuta sul rullante di una batteria. Jazz Today Distribution (JTD) – con sede nel negozietto Jazz & Wine di Achille Silipo, proprio di fronte al Tribunale di Varese – ha il coraggio di celebrare il jazz di oggi. Il che significa la musica più scomoda, meno altruista, più spinosa e meno conciliante che ci possa essere.

E’ da qui che prende il via il nuovo progetto della JTD, promotrice del concerto di lunedì e di altri appuntamenti, ancora da definire, che nel mese di novembre animeranno l’Osteria di Azzate. Un viaggio intorno al mondo con formazioni multietniche per aprire Varese ad una fra le forme più espressive dei nostri giorni. Indigo Trio rappresenta alcuni fra i movimenti più interessanti di un concetto musicale che si è sviluppato anni fa negli Stati Uniti per accendere di calore ed interesse il pubblico presente al Festival di Montreal.

La musica “is not over”, e in quel piccolo rifugio di carbonari del jazz di Silipo, le pareti grondano suoni fatti di roccia o di colla. L’avanguardia, certo, ma anche tutte quelle gemme preziose che hanno dato alla musica afroamericana una valenza mondiale. Bill Evans e Miles David, Wynton Marsalis e Matthew Shipp, John Coltrane e Chet Baker. Luis Perdomo, Khan Jamal, Ran Blake: l’uno accanto all’altro per avvicinare il curioso al corteggiamento del supporto discografico e aprirgli gli occhi su quanto possa essere affascinante scegliere, scoprire e respirare la musica. Proprio come fa l’Indigo Trio, ispirato da Yusef Lateef e Rahsaan Roland Kirk in un’affascinante commistione di soul, blues e musica etnica. Per riscoprire la vitalità delle origini ed offrirgli un contorno del tutto nuovo fatto di creatività selvaggia e pagana, di dolcezza e rantoli flautistici che sembrano uscire dalla caverne del mondo di oggi.

15 novembre 2009 Davide Ielmini d.ielmini@varesereport.it
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