Varese

Segreto bancario, è scontro tra Italia e Svizzera

Il video-intervento di Cossiga

Il video-intervento di Cossiga

Il segreto bancario visto al di là e al di qua del confine in un confronto tra banche, imprenditori, ed esperti. E con un unico messaggio: occorre trovare il modo di armonizzare le diverse esigenze. Per la sua prima uscita pubblica l’Aaci (Associazione avvocati e commercialisti dell’Insubria) ha scelto un saluto-contributo in video di Francesco Cossiga e sul piatto ha messo un tema che, in fatto rapporti italo-svizzeri, ha creato negli ultimi tempi qualche tensione: stiamo parlando di “riservatezza e segreto bancario”.

L’iniziativa, tenuta a battesimo dal presidente dell’Aaci, Tommaso Cherubino, ha preso le mosse dall’idea di promuovere l’Insubria, con i suoi 2 milioni e mezzo di abitanti e le sue 189mila imprese, a luogo di scambio e conoscenza, al di là del fatto che ci sia un vero e proprio scontro partito dal rimpatrio di capitali in seguito all’adozione italiana dello scudo fiscale. In un affollato convegno a Varese, coordinato dal giornalista Gianni Spartà, si sono alternati interventi pragmatici a relazioni più tecniche, come quella del rappresentante della Guardia di finanza, che ha chiarito anche il significato dei blitz degli uomini in grigio verde nelle filiali italiane di banche svizzere.

“La crisi è stata dura – ha detto il vice presidente del Credito cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate – e le imprese del territorio hanno raschiato il barile per ricapitalizzarsi. Noi come banche abbiamo sostenuto progetti. E sullo scudo fiscale dobbiamo registrare anche comportamenti border line da parte di alcuni istituti di credito”.

A dare voce alle istanze svizzere, l’avvocato Tamara Erez, vicepresidente del Centro studi  Bancari della Svizzera italiana che ha spiegato. “La violazione del segreto bancario nella nostra legislazione è considerato un reato penalmente perseguibile e la sua difesa è nata da un bisogno di tutela della riservatezza”.  Una tutela che, ultimamente, si è scontrata con l’esigenza di diversi Paesi di intaccare l’opacità garantita appunto dal segreto rispetto alla provenienza del denaro. “Le nostre banche hanno reagito con grande apprensione allo scudo fiscale – ha ammesso l’avvocato -, ma la nostra esortazione è che tutto ciò sia visto come una sfida da superare attraverso un processo di armonizzazione”.

Terreni complessi, dove però non tutto può essere ridotto a tecnicismi. “Ci sono le scelte etiche dietro queste cose – ha dichiarato don Luca Violoni, chiamato a lavorare all’Ufficio economico della Curia milanese -. Ci sono uomini che decidono e che si devono assumere le proprie responsabilità”. Al termine del convegno è intervenuto il pm Agostino Abate, il magistrato esperto di rogatorie internazionali. Abate ha sottolineato come la Svizzera abbia preposto il segreto bancario ad ogni cosa. Una scelta che porterà avanti. “Si tratta di una protezione nei confronti delle possibili ingerenze dello Stato o di altri organismi internazionali”. In questo la Svizzera sceglie di stare da sola, un atteggiamento chiuso di fronte all’evoluzione dei tempi.

14 novembre 2009 Paola Provenzano p.provenzano@varesereport.it
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