Volontariato

Varese è solidale? I volontari si raccontano a S. Martino

Un’altra Varese vive accanto a quella indaffarata e sbrigativa. Una città popolata di uomini e di donne che investono tempo e passione nell’aiuto agli altri. E’ questa città che ha preso la parola nel cuore della tradizionale Festa di San Martino, in un dibattito dal titolo “La solidarietà umana dei varesini”. Uno spaccato di iniziative di frontiera e di cuori coraggiosi che si rivolgono alle tante città degli ultimi.

Adele Patrini (Caos)

Adele Patrini (Caos)

C’è la città dei poveri, quelli che si rivolgono ai volontari e alle strutture della Caritas varesina, una realtà importante del tessuto della Chiesa locale. Dieci centri d’ascolto, 200 animatori, la Caritas è un termometro molto sensibile dei problemi che questa crisi ha dilatato. “Nei nostri centri d’ascolto, abbiamo registrato un incremento di richieste d’aiuto, rispetto a fine 2007, del 30% – ricorda il responsabile Giorgio Ruffato -, con il 60% che riguarda il lavoro e il 30% che riguarda i beni materiali”. Ma chi arriva agli sportelli Caritas? “Nel 75% dei casi parliamo di extracomunitari e nel 25% di connazionali”. Anche a Varese la crisi resta pesante, come dimostra il fatto, ricordato da Ruffato, che lo scorso venerdì sera alla mensa dei poveri delle suore di via Luini sono arrivate 110 persone, mentre la media era sempre stata su 70-80. Nella città dei poveri si muovono anche i volontari del Banco di solidarietà, che tutto l’anno raccolgono alimenti per le famiglie varesine in difficoltà. “Ogni anno raccogliamo più di 130 tonnellate per le 2000 persone che seguiamo”, racconta il volontario Ugo Musco. Ma in dieci anni di esperienza, si comprende che, oltre i bisogni primari, c’è dell’altro. “Abbiamo conosciuto un manager diventato cieco in seguito ad un ictus – ricorda Musco -. E lui ci ha detto di telefonargli, di non lasciarlo solo. Come in tanti altri casi, c’è bisogno di amicizia e di rapporti umani”.

C’è la città degli ammalati. Ne parla con trasporto Adele Patrini, presidente dell’associazione Caos, una realtà che si occupa delle donne colpite da tumore alla mammella. “In questo universo ferito – dice la Patrini, anch’essa malata oncologica – prendiamo per mano queste donne e le accompagnamo con sensibilità e passione”. La solidarietà è importante, ha la stessa dignità della terapia. “Non si cura solo con le medicine, ma anche con le parole”.

C’è la città delle tante disabilità. La racconta Cesarina Del Vecchio, madre di un ragazzo disabile, presidente dell’Anffas. “Nessuna famiglia è preparata ad accogliere un figlio

Cesarina Del Vecchio (Anffas)

Cesarina Del Vecchio (Anffas)

disabile. E’ un percorso lungo e difficile, dove occorre la possibilità di scambiarsi idee, di confrontarsi”. Ecco che l’Anffas ha realizzato e gestito, con il passare degli anni, strutture sul territorio a servizio della disabilità. Centri diurni per ragazzi con problemi che stanno in famiglia, il centro di San Fermo per disabili gravi, l’ex scuola di Fogliaro, in via di ristrutturazione, per adolescenti con gravi patologie psichiche. Perché si impegna la Del Vecchio? Risposta lapidaria: “Perché i bambini che nascono con problemi abbiano almeno una possibilità in più di mio figlio”.

Infine c’è la città dei carcerati. Tanti ristretti sono extracomunitari, con tanti problemi diversi. “Siamo 15 volontari ai Miogni di Varese – dichiara Paolo Acchini, dell’associazione San Vittore Martire, fondata da monsignor Manfredini -. E cerchiamo ogni giorno di rendere meno pesante la vita di persone che vivono in un carcere vecchio e fatiscente”. Ma il vero problema è l’uscita dal carcere: l’incontro con i pregiudizi, la paura verso chi è stato detenuto. Per Acchini è necessario dare fiducia a chi esce, aiutarlo a trovare un piccolo spazio. A rifarsi una vita e a non ritornare dietro alle sbarre. Un compito per tutti, non solo per i volontari.

8 novembre 2009
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