Varese

E chi sbaglia Carducci, paga pegno

Bancarelle in via Dandolo

Bancarelle in via Dandolo

Ben riuscita, la tradizionale Festa di San Martino. Nonostante il freddo e la pioggia, tanti i varesini che si sono riversati nelle strade cittadine tra piazza Cacciatori delle Alpi e via Dandolo, già alla ricerca dei primi regali da mettere sotto l’albero. Oltre alla sfilata in costume nel pomeriggio, il cuore della festa, organizzata dal comitato presieduto da Alessandro Milani, ha battuto nella chiesetta di San Martino, dove il prevosto monsignor Gilberto Donnini ha celebrato la messa solenne, e nella piazza del tribunale. Un cuore più profano, in quest’ultimo caso, dato che in piazza Cacciatori delle Alpi è stato allestito una bella tensostruttura in cui è stato cucinato il classico piatto lombardo, il risotto. Come spiega Angelo Monti, anche lui componente del comitato promotore, “con tre euro si mangia un bel risotto e si beve un bel bicchiere di vino, e tutto il ricavato va in beneficienza”. A controllare che tutto vada per il meglio, oltre a Monti, anche Vincenzo Bifulco (del comitato promotore) e l’assessore comunale al Commercio, Salvatore Giordano. Da quando si inizia a sfornare il risotto, si forma una bella fila, non solo di passanti e visitatori, ma degli stessi commercianti impegnati nella manifestazione con i loro banchi. Ma la coda finale della festa è quella che riserva la prova di abilità più divertente. Alla ricorrenza del santo di Tours, che tagliò il mantello per regalarlo al povero viandante, è stata dedicata una poesia dal grande Giosuè Carducci, strofe e rime che ci ricordano gli anni spensierati passati tra i banchi di scuola. Al termine della festa, è in programma un piccolo concorso. Un concorso riservato, si badi bene, agli alunni delle scuole elementari oppure agli ultra-60enni. La prova consiste nel recitare, senza errori, la poesia carducciana. Chi la recita senza dimenticare o sbagliare neppure un verso, ha in regalo un bel libro di interesse locale. Ma chi fa qualche errore, dovrà pagare un obolo. Sempre da destinare a finalità benefiche. Una svera giuria valuterà, forse però con più clemenza dei vecchi maestri di un tempo.

8 novembre 2009
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