Arte

Caravaggio a Masnago. Una mostra piccola, piccola così

Attilio Fontana e Roberto Maroni

Attilio Fontana e Roberto Maroni

La mostra “Caravaggio? L’enigma dei due San Francesco” è stata inaugurata oggi pomeriggio al Castello di Masnago, dove giunge dopo il lancio romano che si è tenuto negli spazi del Viminale. In mostra ci sono due opere, che rappresentano “San Francesco in meditazione”, di proprietà del ricchissimo Fec (Fondo Edifici di Culto) del Ministero degli Interni. Il vernissage a Masnago si è infatti svolto alla presenza del ministro Roberto Maroni, che ha dichiarato “oggi possiamo dire che a Varese è stata organizzata un’iniziativa a livello nazionale, anzi internazionale”. E poi ha mostrato quanto sia stata favorita la città di Varese: “La prima mostra, relativa alle opere del fondo del ministero, proposta fuori Roma, viene fatta proprio qui, a Varese”. Gli ha fatto eco il sindaco di Varese, Fontana, soddisfatto per l’iniziativa. E alla domanda “meglio Maroni o Sgarbi?”, con malizioso riferimento alla mostra in sospeso su Morazzone, Fontana si è lasciato sfuggire: “Assolutamente meglio Maroni: è molto più serio”. Ma torniamo alla mostra, che si esaurisce nella prima sala al pianterreno del Castello. Anzi si esaurisce nelle due tele affiancate al centro della sala del camino. Una tela autentica e una no, una di Caravaggio e una copia? Tutte e due false? Tutte e due autentiche? Non è chiaro. E lo stesso curatore della mostra, Ruggero Dimiccoli, a lasciare aperta la porta ai dubbi. Una prudenza apprezzabile se riguarda due opere su molte altre esposte, un’incertezza deprimente se riguarda le uniche due opere in mostra. Che restano sole solette al centro della sala, senza vetri di protezione, senza cordoni per tenere i visitatori a distanza di sicurezza, senza grandi pannelli di spiegazione. C’è altro in mostra? Sì, al piano superiore è possibile vedere un video che illustra le tecniche di restauro, mentre un altro video rimanda le immagini dello sceneggiato tv su Caravaggio interpretato da Alessio Boni. Tutto sommato, una mostra lillipuziana. Molto modesta. Poco accattivante. Certamente di scarso richiamo per il pubblico. Ma soprattutto un’iniziativa che non segnala alcuna inversione di rotta nel sostanziale e lungo vuoto di eventi espositivi di qualità da parte del Comune di Varese. Sono state dette molte parole di elogio e soddisfazione da parte degli organizzatori. Noi continuiamo ad attenderci qualcosa di meglio, e soprattutto che si inizi a vedere qualche progetto più continuativo e meno episodico. Si convincano tutti: non ci saranno mai le file di pubblico viste nella centralissima piazza Scala a Milano in attesa di vedere un’unica opera di Caravaggio custodita a Palazzo Marino. A parte che la “Conversione di Saulo” è una tela molto più bella, ricordiamoci che Varese non è Milano. Ma soprattutto la centralissima e scintillante piazza Scala non è il remoto e grigio Castello di Masnago.

7 novembre 2009
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