Chiesa

E Monsignor Fisichella cita Sarkò

Mons. Rino Fisichella

Mons. Rino Fisichella

Un convegno denso di riferimenti alla storia religiosa e alla cronaca di questi giorni, quello dal titolo “Libertà religiosa e laicità dello Stato”, organizzato ieri dall’Istituto Superiore di Studi Religiosi e dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI a Villa Cagnola di Gazzada (Varese). Un momento di dibattito che cade a pochi giorni dalla sentenza della Corte di Strasburgo contraria alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma che mantiene un alto profilo grazie agli autorevoli interlocutori che prendono la parola. A partire da monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, che prende le mosse da un esponente della cultura laica come il presidente francese Sarkozy. “E’ legittimo per la democrazia e rispettoso della laicità dialogare con le religioni. Queste, e in particolare la religione cristiana, con la quale condividiamo una lunga storia”, dice l’inquilino dell’Eliseo. Che conclude: “Sarebbe una follia privarcene, sarebbe semplicemente un errore contro la natura e contro il pensiero”.

Una riflessione, quella di monsignor Fisichella, che sottolinea come Stato laico e religione non siano dimensioni in conflitto tra loro. In particolare, il rettore della Lateranense sottolinea la tematica della libertà religiosa, molto presente nel Vaticano II°, una tematica che appartiene alle conquiste dello Stato laico. “La libertà religiosa – dice monsignor Fisichella – prima di essere un diritto soggettivo, è un’esigenza inalienabile e universale di ogni persona di essere rispettata nella sua dignità fondamentale che la qualifica come tale”. Se uno Stato laico la nega “cessa immediatamente di essere laico e democratico”. Riflessione che conduce all’attualità e al dibattito di oggi. “Qui il cristianesimo vive da duemila anni, ha dato il suo contributo nella formazione della nostra cultura e continuerà a darlo anche in futuro”. Da questo punto di vista, dice ancora monsignor Fisichella, “il crocifisso in Italia non è mai stato tolto dai luoghi pubblici ed è assurdo che siano sette giudici a imporcelo. Il valore di questo segno va ben oltre qualunque sentenza che imponga di metterlo o di toglierlo: si è imposto da sé come elemento fondante perché è segno di amore”.

Anche Carlo Cardia, giurista che partecipò alla revisione del Concordato e che fa parte della commissione italo-vaticana per la revisione della normativa concordataria, entra nel merito del dibattito di questi giorni. “La sentenza della corte europea è affetta da strabismo culturale: afferma di accogliere a braccia aperte le culture che provengono dall’esterno e dall’altro nega il simbolo della religione più diffusa, sostenendo che il crocifisso sia qualcosa che divide anziché unire”.

E’ stato il direttore di Villa Cagnola, monsignor Luigi Mistò, a tirare le somme del ricco dibattito: “Il valore della laicità, dunque, non solo non contrasta con i principi e l’insegnamento della Chiesa, ma anzi ne è una sua specifica conquista e, se vogliamo, da un lato presupposto, dall’altro coerente corollario della proclamazione della libertà religiosa. Dal canto suo, l’autentica libertà religiosa non configge, ma rispetta e promuove la sana laicità dello Stato. La laicità intesa in senso costruttivo è garanzia del reciproco rispetto e dell’impegno a una convinta e generosa collaborazione a servizio del bene comune”.

6 novembre 2009
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