Cultura

Morazzone, sulla mostra-fantasma non tornano i conti

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Non sembra un segnale gratificante trattare un evento culturale come una mostra alla stregua di una questione, alla fine, meramente finanziaria. Eppure va fatto quando i conti non tornano.

Parliamo della mostra-fantasma più famosa, una mostra tutta pensata e mai realizzata. Della rassegna dedicata a Pierfrancesco Mazzucchelli detto il Morazzone, si continua a parlare soprattutto perché è coinvolto, in una delle due ipotesi, un personaggio come Vittorio Sgarbi. Due ipotesi, sì, e non soltanto una: il Comune di Varese, prima dell’intervento della proposta lanciata dalla Fondazione Labus Pullè, con presidente onorario Sgarbi, aveva formulato un progetto, che faceva riferimento ad altri curatori, come Frangi e Morandotti. Forse per mancanza di interesse da parte di Palazzo Estense (che non si segnala mai per grande dinamismo sulla cultura), forse per mancanza di fondi, quella prima ipotesi tramontò.

Si venne così alla seconda proposta, quella di Sgarbi. Ma anche questa sembra che si stia arenando: come ha chiarito l’avvocato Pierpaolo Cassarà, presidente della Fondazione Labus Pullè, “gli enti pubblici indicarono preventivamente una disponibilità intorno a 130.000 euro”. Ora, a sentire il Comune di Varese, in realtà la cifra si aggirerebbe tra i 40 e i 50 mila euro, più altri contributi di Comuni e altri enti. Anche se si aggiungono anche i 100.000 euro che metterebbe sul tavolo la fondazione, siamo ancora lontani dalla cifra di 700-800.000 euro, il costo ipotizzato di questa mostra. Certo, manca ancora la ricerca fondi: ma questa non può partire se le cifre iniziali non garantiscono l’effettivo svolgimento dell’evento.

Cosa accadrà ora? Tutti continuano a dire che la mostra si farà, in un modo o nell’altro. Però i conti non tornano. E diventa legittimo domandarsi perché si continui a parlare di una mostra che resta fantasma. Varese non ha davvero bisogno di regalare un palcoscenico gratuito senza avere in cambio nessuna garanzia che qualcosa di concreto si vedrà, tanto più nel deserto di mostre che ha conosciuto negliu ultimi anni. O, nel caso migliore, vedendo uscire dal cappello risultati mediocri, per non dire di peggio. Basta con i palcoscenici mediatici, il circo delle parole, il protagonismo televisivo. Varese ha bisogno di proposte concrete e di concreti progetti per il suo futuro.

5 novembre 2009
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