Cultura

Alda Merini, testamento in versi

Ciao, Alda

Ciao, Alda

Si susseguono le dichiarazioni e i ricordi in morte di Alda Merini. Poetessa, pare oggi, molto più amata di quanto non lo fosse in realtà, negli anni della sua vita. Una creatura che spesso appariva lontana da questa terra, più vicina alla Terra promessa, pur dando sempre l’impressione che neppure là, adagiatasi su quella terra, si sarebbe trovata a proprio agio. Eppure, tutta l’ultima produzione della Merini si affaccia su un Altrove che ha stregato la poetessa dei Navigli più di ogni altra cosa.

E mentre stiamo per darle l’ultimo, commosso saluto, seguendola in un lutto cittadino che appare piuttosto insincero, incontriamo sugli scaffali della libreria il suo ultimo, sofferto libretto di versi. Si chiama “Padre mio” (Frassinelli), parole grandi che si riferiscono al Dio Padre religioso, ma anche ad un religioso, un grande prete, che fu accanto alla Merini, padre David Maria Turoldo. “Tu sapevi del Nulla di Dio,/  sapevi che niente/ avrebbe potuto rendere visibile/ il suo sguardo d’amore,/ a parte il Cristo”.  Una religiosità sofferta, consapevole del Bene e del Male, del Tutto e del Nulla, accomunava Alda e padre David.

Una figura, quest’ultima, che alla poetessa appare profetica. “Parlavi di abissi,/ di tenebre che diventano luce,/ e a volte sembravi svenire/ quando il nome di Dio precipitava/ nella tua anima/ e ti frastornava come  un albero/ sbattuto dal vento”.  Un sacerdote capace di annunciare il duro futuro di ognuno. “Me lo avevi detto:/ egli verrà e avrà la morte negli occhi,/ ti guarderà,/ e tu come un roveto/ avrai accensioni di fiamme/ e sentirai scolorire/ i tuoi petali di rosa”. Un’immagine che Alda, scrivendo questo suo libro, non sapeva quanto vicina e attuale. E quanto lei stessa sarebbe stata, di lì a poco, vicina al padre David, consapevole, come lui, che “se Dio è riuscito a morire,/ non è stato forse per provare/ che la morte non fa paura?”.

3 novembre 2009
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