Cultura

La solitudine indigente della poesia e il banale frastuono della tv. Ancora sulla Merini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

La notizia della scomparsa in un ospedale milanese di Alda Merini, altissima voce della poesia, si è accompagnata alla ripetuta dichiarazione dello stato di indigenza in cui la grande letterata versava, nonostante le numerose sollecitazioni affinché le istituzioni si occupassero di lei.

Alda Merini

Alda Merini

Non è nuova questa triste conferma del fatto che solitudine e abbandono sono i compagni con cui molti artisti sono chiamati a vivere gli anni difficili della vecchiaia, per quanto essi siano ancora tenacemente e qualitativamente presenti alla storia e alla cultura del nostro Paese.

Poco meno di trent’anni fa, quando iniziavo la mia tesi di laurea nella casa di Riccardo Bacchelli, seduta alla sua scrivania e amichevolmente attratta dalle lunghe conversioni con Ada, sua moglie, ho sentito parlare da lei della fatica economica in cui il grande scrittore intellettuale era stato costretto a vivere. Bacchelli  fu comunque il primo a ricevere la pensione di letterato, che da lui prende appunto il nome, la seconda fu Elsa Morante.

Sono passati quasi tre decenni e siamo ancora qui a sentire tutti i telegiornali dichiarare che la più grande poetessa italiana vive sola e in stato di indigenza. “Un poeta non è mai solo perchè è sempre in compagnia del suo pensiero” ebbe a dire un giorno la stessa Merini.

Ma questo non può bastarci, non può liberare la coscienza dal debito che tutti, indistintamente, abbiamo nei confronti delle donne e degli uomini di cultura.

Muore Alda Merini indigente perchè ha dedicato la sua intera esistenza a dare voce silenziosa e profonda al pensiero della mente e del cuore e, nello stesso momento, per stare nella casa del “grande fratello” un certo numero di ragazze e ragazzi urlanti e amoreggianti, di cui passano svariati spot pubblicitari nel corso delle trasmissioni televisive, prendono un compenso giornaliero e, in caso di vittoria, una cifra con la quale probabilmente almeno dieci letterati anziani potrebbero condurre per anni una vita dignitosa.

Ma c’è in tutto ciò una grande certezza: che le voci urlanti di qualche belloccia tra qualche tempo nessuno più le sentirà. Le parole silenziose di scrittori e letterati sono più forti del tempo e capaci di parlare, ogni volta in cui le si incontra, a ciascuno in modo diverso, moltiplicando così all’infinito la loro grandezza.

Luisa Oprandi

1 novembre 2009
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