Chiesa

Don Gnocchi resistente. E rimosso

Don Carlo Gnocchi

Don Carlo Gnocchi

Don Carlo Gnocchi, beatificato domenica scorsa nella “sua” Milano, fu un “informatore” dei Servizi segreti della Confederazione Elvetica e anche un prezioso collaboratore della Resistenza. Una presenza preziosa e determinata in una struttura operativa di enorme rilevanza al servizio della libertà.

Dall’Archivio Cantonale di Stato di Bellinzona in Canton Ticino, un documento, etichettato come “Segreto”, composto da tre fogli dattiloscritti numerati dall’1 al 3, siglato Dist. P.C. n. 5229 dell’11 gennaio 1945, lo vede inserito in un elenco di 86 “informatori” della Rete “Nell” del Bureau Lugano, coordinata dal capitano Guido Bustelli (“Ciliegia”-“Gallarate”), comandante dell’Ufficio Informazioni dell’Esercito Svizzero della Zona Sud, quella a contatto con la frontiera con l’Italia, con sede a Lugano presso la sede “coperta” dell’Assicurazione “La Basilese” di Edvino Pessina. Don Carlo Gnocchi, allora 42enne (era nato nel 1902 a San Colombano al Lambro), reduce dalla campagna di Russia dove aveva conosciuto come cappellano della “Tridentina” gli orrori della guerra d’aggressione fascista, aveva il nome di copertura di “Chino”. Era inserito al n. 38 dell’elenco e faceva parte della sottorete “Gufo” dal nome del maggiore dei bersaglieri Giovanni Battista Cavaleri “Gufo Maggiore”, fra i maggiori protagonisti della lotta partigiana in Val d’Intelvi. Accanto a don Gnocchi, fra i tanti nomi, quelli prestigiosi e di ogni fede politica, come Giuseppe Bacciagaluppi “Joe”, Delegato militare del Clnai di Lugano, Alberto Damiani “Tito” presidente del Clnai di Lugano, Stefano Jacini “Cino” esponente democristiano del Clnai, Guglielmo Mozzoni “Pelo”, audace corriere del Clnai, Edgardo Sogno “Nodo” capo della “Franchi”, Ettore Tibaldi “Celso”, presidente della Giunta della Libera Repubblica dell’Ossola, Pier Giuseppe Bagna “Luca” comandante del Presidio di Varese. Il capitano Guido Bustelli, grande amico dell’Italia (sarà insignito dal presidente Pertini con la “commenda al merito della Repubblica” per i suoi altissimi servizi durante la guerra), aveva a disposizione, con l’apparato degli agenti ticinesi, un nutrito gruppo di collaboratori italiani, alcuni rifugiati in Svizzera, altri operanti sulla fascia di confine, in grado di fornire alla Rete “Nell” (collegata alla Centrale RIGI di Lucerna del generale Max Waibel) notizie sull’attività delle forze armate fasciste e tedesche in territorio italiano e così controllare eventuali tentativi di violazioni territoriali, uno dei maggiori pericoli a cui era esposta la Confederazione. La Rete “Nell” si preoccupava inoltre di favorire l’arrivo degli ebrei e dei prigionieri di guerra alleati fuggiti dai campi di concentramento del fascismo.

Don Carlo Gnocchi operò su due versanti in momenti diversi. Prima dell’arresto, avvenuto a Milano il 17 ottobre 1944 (dopo 15 giorni a San Vittore, fu liberato dall’intervento del cardinale Ildefonso Schuster), si dedicò al salvataggio dei fuggiaschi, muovendosi fra Erba e Carate Brianza, sedi staccate dell’Istituto Gonzaga di cui era assistente spirituale e venendo in contatto con vari movimenti partigiani. In qualche caso funse da vero e proprio accompagnatore lungo la montagna di singoli e intere famiglie. C’è un bel frammento di quest’esperienza nel ricordo del professor Giorgio Cosmacini, cattedratico universitario e storico della medicina sfollato in Val d’Intelvi con la famiglia. Don Gnocchi- era la primavera del ’44- salì a Ramponio Verna, paesino strategico per passare in Svizzera e centro della Resistenza autonoma e “giellista”. “Don Carlo – dice il professor Cosmacini- si dava da fare per aiutare chi cercava salvezza in terra d’asilo. Il parroco del paese don Carlo Scacchi, un vecchio antifascista, contava fra i suoi parrocchiani alcuni contrabbandieri che conoscevano bene i sentieri fra i boschi che portavano alla libertà. Il sodalizio fra i due sacerdoti propiziava l’espatrio e la salvaguardia della vita per molti”. Don Gnocchi celebrò in quell’occasione anche una messa nella chiesetta di San Pancrazio, luogo del giuramento partigiano. Cosmacini cita una precisa frase pronunciata al Vangelo: “ La guerra avvicina i morenti a Cristo, e allontana i viventi da Dio”.

Quando fu scarcerato a fine ottobre 1944 e fu costretto a passare in Svizzera per evitare una nuova cattura, mercè un lasciapassare rilasciatogli dal duca Marcello Visconti di Modrone, suo compagno di cella in carcere, don Gnocchi, entrò a far parte a pieno titolo del Bureau Lugano di Bustelli sotto le spoglie dell’agente “Chino” e fece molto altro con discrezione ed efficienza. Fu collegatore con i Servizi d’Informazione americani di Campione d’Italia, prese contatti con le bande partigiane disseminate fra il Comasco e la bassa Valtellina a cui fece pervenire denaro, informazioni, vettovagliamento preoccupandosi di alimentare il flusso di notizie utili verso Milano che si preparava all’insurrezione.

29 ottobre 2009 Franco Giannantoni redazione@varesereport.it
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