Cultura

Fuori Prevosti, Sala Veratti cambia

Una mostra in Sala Veratti

Una mostra in Sala Veratti

Nella paludosa condizione dei Civici Musei di Varese, in cui nulla sembra cambiare in meglio la situazione, un piccolo cambiamento, in realtà, si è verificato.  Cambiamento silenzioso, su cui nessuno ha speso una parola, ma che può trasformarsi nell’ennesimo grattacapo all’interno di una maggioranza che ne farebbe volentieri a meno. Veniamo ai fatti. Tra le sedi museali di proprietà comunale, a Varese, in pieno salotto buono, c’è la Sala Veratti, vero scrigno d’arte e di bellezza. Refettorio dell’ex convento di S. Antonino, lo spazio è interamente affrescato, e non manca neppure la mano del Magatti. Uno spazio che ben si presta per mostre e rassegne.

Non appare, dunque, fuori luogo, che a metà ottobre, sia uscita dalla Sala Giunta di Palazzo Estense una delibera circa la possibilità di programmare iniziative in quello spazio. Niente di strano, si dirà, affidare la gestione della Sala Veratti, dal gennaio al dicembre 2010, ad un’associazione culturale come “Varesevive”, una realtà che nasce nel marzo 2003 per impulso dell’editore Giuseppe Redaelli e che annovera tra i soci, ordinari o sostenitori, la Varese che conta sul fronte dell’imprenditoria, della cultura, delle professioni. Un’associazione che propone al Comune di organizzare eventi, si legge nella delibera, “nell’intento di supportare l’attività dei Musei Civici”. Un’associazione, si legge ancora, che “durante gli scorsi anni, ha maturato numerose esperienze nel settore della divulgazione culturale realizzando iniziative di grande interesse per la cittadinanza”. Carte in regola, dunque, per rilanciare la Veratti, che il Comune le affida.

Tutto normale? Lo sarebbe se, negli ultimi anni, la Sala Veratti non avesse ospitato diverse mostre e iniziative curate dall’architetto Franco Prevosti, già esponente di Forza Italia, ora presidente della Commissione Cultura del Comune. Ebbene Prevosti viene a sapere dell’intera faccenda da una lettera che il sindaco invia a lui e a tutti i commissari, ma a cose fatte. Insomma, tagliato fuori per lettera. E lui? Visibilmente contrariato, Prevosti definisce questa scelta “illegittima”. E aggiunge: “Dato che si tratta di uno spazio comunale, il suo affidamento doveva passare per una gara d’appalto”. Le polemiche sono appena iniziate. Da un punto di vista politico, sembra l’ennesima puntata di uno scontro che vede autorevoli esponenti azzurri finire nel tritacarne della politica cittadina, una sorta di caccia agli ex forzisti. Prima l’ex vicesindaco Ermolli, poi l’assessore Tomassini, gettata nel mare aperto delle contestazioni sulle scuole, e ora anche Franco Prevosti, tagliato fuori dall’organizzazioni di mostre ed eventi. Chi sarà il prossimo?

27 ottobre 2009
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