Cultura

Il mio canto libero. Pagine abrigliasciolta

carceratiR375Al primo sguardo ci si sente un po’ spiazzati. Anche se si hanno alle spalle tanti dibattiti, presentazioni, recensioni. Perché si avverte subito di girare fra le mani un materiale anomalo, potente, assolutamente inadattabile alle griglie del “dejà vu” e del “politically correct”. “Banda a mano libera. Detenuti in azione” è il titolo di una pubblicazione che, in una cinquantina di pagine, presenta dei versi, dei testi, delle immagini. Un ricco materiale che si propone al lettore orgoglioso della propria lucida e consapevole discontinuità che, come un filo rosso, attraversa la pubblicazione. Poi questo progetto editoriale, targato abrigliasciolta, si rivela come l’esito, selezionato e sedimentato, di un coraggioso progetto che si è sviluppato alla Casa circondariale Miogni di Varese  negli ultimi cinque anni. Seminari, lezioni, incontri hanno sollecitato i rinchiusi a prendere consapevolezza della propria forza interiore, della propria voglia di esprimersi, delle possibilità liberatorie inesauribili insite  nei versi di una poesia. Non è la prima volta che accade che il canto libero della poesia travalichi le sbarre e arrivi fino a noi esterni, distratti e indaffarati. Ma certamente che questo accada a Varese, una città che spesso si segnala per un intollerabile provincialismo padano, è sicuramente degno di nota. Questo è materiale incandescente, quello che troviamo nel libro ci interroga, ci sferza, ci trascina nel gorgo nero dove manca la libertà. Ma se si leggono con attenzione i versi selezionati da Ombretta Diaferia, allora si scoprono, tra “noi” e “loro”, analogie profonde, sentimenti condivisi, paure speculari. E, soprattutto, quello che il poeta Dario Villasanta dice in un suo verso: siamo tutti “ad aspettare/ Che succeda qualcosa,/ Chissà cosa”. Una condizione da cui ognuno di noi vorrebbe “evadere”, e ci riesce quando, senza impegno, incontra un’immagine che dice la libertà del mondo e della realtà umana. “La sabbia della casa sulla pelle/ una birra e un sorso d’aria pura/ le ginocchia a reggere il capo/ il vento porta un fazzoletto” (poesia di Ennio De Patre, Gaetano Gulli, Salaheddine Louiragui, Davide Negrini). Come è evidente, questo libro, che giustamente viene battezzato “libro degli invisibili”, e che offre le inquiteanti silhouettes di Ugo Pierri, un provocatorio Topor italiano. Questo libro è utile a chi commette l’imprudenza di leggerlo. Come il bravo Sandro Sardella, che nei laboratori si è impegnato, fa l’elenco di ciò che in carcere “si è imparato”, anche noi lettori potremmo compilare un analogo elenco. E così anche noi che recensiamo questo bel libro.

26 ottobre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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