Chiesa

Tra i “fans” varesini del beato don Carlo Gnocchi. Per lui in cinquantamila riempiono piazza Duomo

Centro Don Gnocchi di Malnate

Centro Don Gnocchi di Malnate

Commuovente e suggestivo il canto “Signora delle cime”, proposto dalle penne nere del coro Ana sezione di Milano, una preghiera e un ringraziamento che hanno chiuso la lunga mattinata in una piazza Duomo illuminata da un sole caldo, dove si è celebrata la beatificazione del Venerabile Servo di Dio, don Carlo Gnocchi, sacerdote ambrosiano. Una cerimonia “multimediale”, dato che alcuni maxi-schermi rimandavano le immagine della piazza milanese, intrecciandole a quelle provenienti dal Vaticano, da dove il pontefice Benedetto XVI ha inviato un saluto in diretta al momento dell’Angelus e della benedizione Urbi et Orbi.

Fino dalle prime ore della mattina la piazza è stata invasa dalla folla dei cinquantamila “fans” del papà dei mutilatini, del cappellano delle penne nere, del prete che prima e meglio di altri è andato in soccorso a malati e sofferenti. Un popolo variegato e proveniente da dentro e fuori la Lombardia, accorso nella metropoli per non mancare al grande evento, che si è celebrato dopo 22 anni di causa. Centinaia e centinaia le sezioni dell’Associazione Nazionale Alpini, insieme ai tanti esponenti dell’Aido, ai rappresentanti dei centri di riabilitazione e cura legati alla Fondazione intitolata al prete milanese, e poi scout, parrocchie, decanati. Oltre ai tantissimi devoti di don Carlo, giunti da soli o a gruppi. Prima la cerimonia vera e propria presieduta dall’arcivescovo di Milano il cardinale Dionigi Tettamanzi e da monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Esemplare il ritratto che di don Gnocchi ha fatto, nel corso della lunga omelia, il cardinale Tettamanzi. “Don Carlo ha saputo coinvolgersi con dedizione entusiasta e disinteressata non solo nella vita della Chiesa, ma anche in quella della società. E lo ha fatto coltivando con grande intelligenza e vigore l’intimo legame tra la carità e la giustizia:  una carità che “tende le mani alla giustizia”, egli diceva. Noi possiamo continuare la sua opera chiedendo oggi alla giustizia di tendere le mani alla carità”. Ha proseguito: “Don Carlo è stato mirabile nell’operare una sintesi concreta di pensiero e di impresa, appellando alle diverse istituzioni pubbliche e insieme alle molteplici forme di volontariato, ponendo come criterio

Alpini della Valceresio

Alpini della Valceresio

necessario e insuperabile la centralità della persona umana sempre onorata nell’inviolabilità della sua dignità e nella globalità unitaria delle sue dimensioni – fisiche, psichiche e spirituali -, insistendo sull’opera educativa e culturale come decisamente prioritaria per lo sviluppo autentico della società. Mai egli ha dimenticato il privilegio e comandamento evangelico del servizio agli ‘ultimi’”.

Dopo la celebrazione, il collegamento con il Pontefice e, infine, il passaggio dei resti terreni del prete in una teca di vetro, che ha attraversato la piazza.  Nel festoso popolo dei fedeli erano presenti anche tanti varesini, che hanno raggiunto piazza Duomo con i pullman, le auto, in treno. Una presenza che testimonia del legame ancora oggi visissimo tra i credenti del nostro territorio e la figura di questo piccolo, grande prete.

25 ottobre 2009
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