Cultura

L’uso strumentale del passato

Un "ragazzo di Salò"

Un "ragazzo di Salò"

Ci sono approcci opposti e confliggenti per “revisionare” la storia. Uno è quello classico, un atto dovuto, ricco di novità, foriero di continui avanzamenti e apprendimenti. Il compito assoluto dello storico. L’altro, invalso negli ultimi anni nel Paese come un malanno fastidioso, è stato quello di sagomare la storia contemporanea a uso politico e di parte sino a ridurla nelle sue componenti di verità, violentandola. Esercizio di mercenari di passaggio graditi al grande pubblico, il più delle volte ignaro ed ignorante. E così l’uso distorto di una materia, tanto delicata e decisiva per la memoria collettiva- lo afferma con grande chiarezza Angelo Del Boca, curatore de “La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico” (Neri Pozza, Vicenza, pp. 384, Euro 20) con dieci saggi di Aldo Agosti, Lucia Ceci, Enzo Collotti, Giovanni De Luna, Angelo D’Orsi, Mimmo Franzinelli, Mario Isnenghi, Nicola Labanca, Giorgio Rochat, Nicola Tranfaglia-appare in tutta la sua devastante potenzialità erosiva e corrosiva della verità, su vari terreni dove sono state compiute vere e proprie campagne delegittimanti: il Risorgimento, guerra di annessione e non riscatto di una parte eletta dell’Italia per unire la Nazione; il fascismo movimento tutto sommato accettabile, diverso dal nazismo, teso a costruire una patria sino a quel momento inesistente e una nazione in grado di competere nel mondo oltre che di tener a bada il bolscevismo dilagante; l’ 8 settembre del ’43 giorno della morte della patria e non il giorno del riscatto di una minoranza per la libertà dall’occupazione con la paradossale, prima che antistorica conseguenza, di porre i “ragazzi di Salò” sullo stesso piano dei partigiani delle montagne e dei Gap cittadini; le guerre coloniali descritte come imprese di rinascita di Paesi disperati e non al contrario terribili aggressioni di popoli liberi con l’uso di impiccagioni, incendi, massacri indiscriminati anche di comunità religiose (la Chiesa etiope copta) e di gas venefici in violazine palese delle regole internazionali; le leggi razziali del 1938 proposte come estranee alla repressione successiva della Rsi da addebitare solo al Reich occupante; la nostra Resistenza rappresentata come guerra per bande comuniste al soldo dei sovietici e non formate dalla spontanea adesione di operai, studenti, intellettuali, basso clero (ricordo uno per tutti la bella figura di don Sisto Bighiani, per decenni parroco di Macugnaga, commissario politico della brigata “Nello” della Divisione Garibaldi di Cino Moscatelli che entrò trionfante in Milano il 28 aprile sulla camionetta dei massimi comandanti partigiani). Il fenomeno del revisionismo- osserva Del Boca, che in pochi mesi ha messo assieme con una certa fatica (così mi ha confidato) dieci “prime donne” della storiografia italiana- ha imboccato il viale del tramonto probabilmente per mancanza di forza propulsiva perchè “non c’è più nulla da contestare, nulla da ribaltare, nulla da demolire, nulla da infangare”. Il più è stato fatto con metodo e insistenza degni di miglior causa. Non è una gran consolazione ma è l’ipotesi più confortante dopo campagne velenose contro la storia patria da parte di sedicenti storici, nemici della Repubblica. Tutto, si può dire, nel decennio trascorso è stato bersaglio dell’attacco mortale, non risparmiando nulla. Una subdola offensiva per rimuovere anche i crimini compiuti in Italia, Africa, Balcani, Unione Sovietica. Libri modesti, gridati, senza una nota e scarsa biografia. Basti (e Angelo Del Boca ne sa qualcosa, essendo stato negli anni ’70 suo caporedattore a “Il Giorno” di Italo Pietra) l’intemerata irrefrenabile di Giampaolo Pansa, propagatore, dopo un avvio brillante di storico rigoroso, di pagine “usa e getta” dalle negative conseguenze, diventate miscela esplosiva data la caratura pregressa del personaggio se accorpate all’ impasto imperante di populismo plebiscitario, di odio per la politica, di fastidio per la questione morale, di diffusione della volgarità, di assoluta mancanza di rigore etico e moralità degli uomini pubblici di maggior potere, diffusori di mendacio e comportamento immorale.

24 ottobre 2009 Franco Giannantoni redazione@varesereport.it
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