Economia

Merletti (Confartigianato): contadini del tessile? No, grazie

Giorgio Merletti

Giorgio Merletti

Alle Ville Ponti, fino a domenica 25 ottobre, sono accesi i riflettori sulla mostra dell’Artigiano Artistico, quello che fa dell’eccellenza la sua forza e mette sul mercato un prodotto che rimanda alla radice “nobile e antica” dell’artigianato capace di sposare il design. Intanto nelle fabbriche e nei capannoni delle micro imprese che vanno dal tessile alla meccanica, passando per il chimico plastico, l’aria che si respira resta pesante. A dirlo è Giorgio Merletti, presidente dell’Associazione artigiani della provincia di Varese.

Ci siamo lasciati prima dell’estate con una stima di 2 mila imprese a rischio chiusura, conferma questa sua previsione?

Da imprenditore, ancor prima che da presidente, mi sento di riconfermarla, anche se i dati li avremo solo quando ottobre sarà finito e tireremo le somme. Ad ogni modo a preoccupare è anche l’andamento che si registra negli ultimi anni: e cioè che a chiudere sono le imprese più strutturate, mentre quelle che nascono sono sempre più piccole e meno strutturate. Senza togliere nulla a nessuno, questo andamento non accresce il tessuto produttivo locale, anzi lo impoverisce.

La crisi ha messo a nudo il malumore tra gli imprenditori in modo nuovo. Dai contadini del tessile alle imprese che resistono fino agli autocovocati: casa succede?

Succede che queste imprese che resistono io le ho conosciute e le ho valutate. Sono imprese di un certo livello, con macchinari che hanno un valore di mercato notevole: se chiudono il danno è grave. Appartengono al settore della meccaniche e sono quelle che hanno sempre lavorato in subfornitura per imprese di maggiori dimensioni.

Ed ora cosa succede?

Ora accade che i grandi, come nel caso del tessile, mantengono la testa qui ma i piedi altrove: insomma si va a produrre all’estero e la parte bassa della filiera chiude.

C’è chi prova a risolvere le cose con l’etichettatura e il made in, cosa pensa di questa soluzione?

Dico solo che per me la via d’uscita è quella di riuscire a far crescere di nuovo le esportazioni che sono crollate del 20 per cento. Certe posizioni e prese di posizione, come quelle dei contadine del tessile, non mi persuadono.

Dentro la maggioranza di governo si è tornati a parlare di cancellazione dell’Irap: la fine dei mali per la piccola impresa?

Non credo proprio: bisogna vedere su chi veramente l’abolizione dell’Irap avrebbe effetti. Per noi occorre invece partire da un discorso più generale che riguarda la riduzione della tassazione in senso più ampio.

24 ottobre 2009 Paola Provenzano p.provenzano@varesereport.it
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