Varese

Piccola e tardiva, arriva la Social Card di Varese

poveriSia pure tardive e limitate, arrivano anche a Varese le misure anticrisi. Preceduto da Busto Arsizio e Gallarate, anche il capoluogo finalmente si decide a sostenere le famiglie in difficoltà, 215 per l’esattezza. E lo fa con uno strumento, un bancomat, chiamato “Social Card”, un nome certamente non i tra i più felici, dato che evoca quella (molto controversa) del ministro Tremonti, che tante polemiche e contestazioni sollevò tra i pensionati. Ma veniamo alla “Social Card” varesina, la quale dà diritto a 50 euro al mese per ogni famiglia inclusa nell’elenco dei Servizi Sociali del Comune, grazie al finanziamento della Fondazione Ubi,  con l’appoggio degli sportelli della Commercio e Industria e la collaborazione del Rotary di Varese. “Un aiuto per superare la quarta settimana, quando le famiglie non ce la fanno più”, spiega il sindaco Attilio Fontana. Darà diritto ad acquistare solo generi di prima necessità presso negozi, supermercati, centri commerciali, e verrà ricaricata, per otto mesi, il 20 del mese. Ma qui iniziano i problemi. Come fare a controllare (l’assessore Navarro dice che i controlli saranno rigorosissimi) che le famiglie acquistino davvero generi di prima necessità? Inevitabili i controlli attraverso gli estratti conti delle banche, con non pochi problemi sul fronte della privacy. E poi su un migliaio di famiglie che a Varese vivono in difficoltà, è evidente che 215 famiglie sono una quota molto ristretta. E, infine, la scelta delle famiglie è stata fatta solo dagli uffici del Comune, senza coinvolgere realtà radicate sul territorio come Caritas e parrocchie. Un’iniziativa, dunque, che presenta vistosi limiti, ma che nel suo piccolo può contribuire a superare questa grande crisi.

19 ottobre 2009
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