Economia

Piano Cave, alleanza sindacati-imprese per fare ripartire l’attività. Superando l’impasse burocratica

recupero_caveLanciano l’allarme, insieme, sindacati e imprenditori sul Piano Cave. Assistono, quasi increduli, ad un impasse che nasce dal fatto che, approvato il nuovo piano, tardano ad arrivare le nuove autorizzazioni per l’attività estrattiva. Questioni burocratiche, insomma, che mette a rischio l’intero settore produttivo con inevitabili ricadute negative sul fronte dell’occupazione e con difficoltà supplementari per quanto riguarda le grandi opere (come l’Arcisate-Stabio e la Pedemontana). Un settore che vede, se prendiamo in considerazione i numeri forniti dall’Unione industriali di Varese, 12 imprese per oltre 200 addetti. La richiesta comune è di rifare partire questa attività che, solo se attuata nella cornice di una normativa, può garantire rispetto dell’ambiente e può impedire l’ingresso di realtà malavitose, che da sempre guardano a questo settore con particolare interesse. Flavio Nossa, segretario della Cgil di Varese, mette l’accento sui rischi per l’occupazione. “Un blocco che non si verifica per una crisi del settore, ma per disposizioni burocratiche che vanno rapidamente superate”. “Si corre il rischio – dichiara Alberto Castelli, presidente dei Costruttori edili di Varese – di dovere ricorrere  ad altri territori per le materie prime, con un aggravamento dei costi e un appesantimento del traffico”. Giuseppe Seratoni, presidente del Gruppo merceologico “Materiali da Costruzione, Estrattive e Cave” dell’Univa, sostiene la necessità di una sorta di norma transitoria. “Una norma che consenta alle nostre aziende di non bloccare la continuità operativa”. Un passo che l’assessore all’Ecologia della Provincia di Varese, Luca Marsico, ha già compiuto presso il Pirellone dopo avere coinvolto anche le province di Milano, Pavia e Bergamo.

13 ottobre 2009
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