Arte

Willy Varlin e una città che si risveglia

Willy Varlin

Willy Varlin

Bondo come un antro misterioso. Lo studio nel paesino della Val Bregaglia dove il pittore Willy Varlin abitò e lavorò, appare come un antro. Dove lo attende “l’immane, scontrosa, superba, laida, efferata, deflagrante riserva di poesia”. “Una riserva gettata a morsi e zampate fulminanti, rabbiose e imperiali”. Era necessaria la febbrile scrittura di Testori per evocare, in toni così ultimativi, la sproporzione assoluta tra la vita dimessa dell’uomo e l’esplosiva vitalità dell’artista. Un esile uomo che, con i pennelli tra le mani, per dirla con Dürrenmatt, “dipingeva come un indemoniato, in piedi senza mai sedersi, sette ore ininterrotte”. Varlin amava il mondo più basso, quello più marginale e vitale, uno sguardo lucido e marginale. Come ricorda Mario Botta, per Varlin era meglio “un giorno da leone a Napoli piuttosto che mezzo secolo da pecora a Zurigo”. Artista che dedicava grande energia e impegno agli amici scrittori, Varlin, dagli scrittori, veniva ricambiato. Un indissolubile nesso tra vita, opere e consuetudini fraterne, che la pubblicazione più sofisticata del Premio Chiara, il “Taccuino d’arte” (pagine ben stampate raccolte in una forma stretta e verticale, come i vecchi programmi di sala), ha il merito di approfondire con il suo numero 6, dedicato appunto a “Willy Varlin e gli amici scrittori”, da un’idea del critico e giornalista Riccardo Prina e a cura di Stefano Crespi, con contributi di Bruno Corà, lo stesso Crespi, Mario Botta, Dürrenmatt, Testori, Vittorio Sgarbi, Giorgio Soavi, Alain Toubas, Patrizia Guggenheim. Saggi, testimonianze (segnaliamo quella di Alain Toubas), lettere, disegni, quadri e immagini fotografiche ci restituiscono un artista dalla grandezza paragonabile, nel Novecento, a Bacon e Giacometti (la triade testoriana). Questa sera sarà presentato questo aureo libretto, nel contesto di una mostra, sempre curata da Crespi, presso la Galleria Ghiggini, di Varese, alle ore 21. Più avanti, ma ne riparleremo, un piccolo atto di culto per Giovanni Testori e Varlin, insieme. Sabato 31 ottobre,  sempre alla Ghiggini, ma alle 17.30, presentazione del volume testoriano “La cenere e il niente: scritti per Varlin”, uscito nella prestigiosa collana “Atelier” curata sempre da Crespi. Occasioni di riflessione e visione che si segnalano in una città che raramente approda a queste punte d’eccellenza.

8 ottobre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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