Economia

La rivolta delle mini-imprese esplode alla convention targata Univa

impresaI contadini del tessile restano sulle barricate: lo sfilacciamento della filiera tessile varesina si è palesato in tutta la sua chiarezza alla fine di un convegno organizzato a Busto Arsizio dall’Unione degli industriali varesini nel tentativo di fare chiarezza sul made in Italy e, perché no, di ricucire gli strappi degli ultimi mesi. Ma a lavori finiti il malumore delle imprese ribelli, autodefinitesi  “contadini del tessile” e capitanati da Roberto Belloli, è venuto fuori con impeto dalla voce di chi ha un portafoglio ordini di una sola settimana e con la crisi ha dovuto imparare l’arte del fare impresa “vivendo alla giornata”. È lo stesso malumore che aleggia da mesi e che ha armato la penna del deputato leghista Marco Reguzzoni  nel firmare una proposta di legge (con Versace del Pdl e Calearo del Pd) che porta in calce altre 130 firme. Un testo che, sulla carta, difende il made in Italy e che rappresenta l’orgoglio delle imprese ribelli, ma che nei fatti pone problemi di incompatibilità con il diritto comunitario.“Il fatto è che questo progetto di legge ora va avanti grazie a noi, ma le associazioni imprenditoriali non lo vogliono sostenere – tuona Belloli –. Quello che è stato detto in questo convegno poteva liquidarsi in due minuti”. Dal canto suo Michele Graglia, numero uno della Confindustria varesina replica. “Il testo andrà avanti a fare il suo corso . La proposta di legge Reguzzoni è da guardare con  attenzione e da supportare in quanto possa rafforzare l’opera dei nostri rappresentanti a Bruxelles – dice –. Non possiamo dimenticare che la norma italiana deve fare i conti con il contesto normativo dettato dall’Unione europea”.  Un peso, quello del contesto europeo che sposta il baricentro da Roma a Bruxelles. “In sede europea – ha ricordato il viceministro allo sviluppo economico, Adolfo Urso – siamo portando avanti un regolamento che prevede l’obbligo di etichettatura per le merci extra Ue che entrano nel mercato europeo: la sua approvazione potrebbe essere oramai questione di pochi mesi”. Quando i relatori finiscono i loro discorsi, chi ha avuto cali produttivi superiori al 20% continua a scalpitare: questa attesa sembra essere biblica di fronte alla prospettiva di chiudere i capannoni nel giro di poco tempo. Insomma  quello che si chiede sono soluzioni immediate, quasi che la politica possa avere una bacchetta magica. “Dobbiamo procede con una rottura altrimenti non si va da nessuna parte – dice Belloli – Non possiamo aspettare i tempi di Bruxelles”. L’immagine evocata a chiusura dei lavori da Michele Tronconi, presidente di sistema moda Italia abituato all’equilibrio e a muoversi in un contesto globale, rende l’idea di quello che sta accadendo. “La battaglia deve essere combattuta con le armi giuste nell’Europa a 27 e restando uniti. Altrimenti si fa la fine dei capponi di Renzo di manzoniana memoria”.

6 ottobre 2009 - Paola Provenzano - p.provenzano@varesereport.it
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