Musica

Una Stagione Musicale firmata dal pubblico

Fabio Sartorelli

Fabio Sartorelli

“Questa stagione porta la firma del pubblico. Le sue preferenze, i suoi desideri, le sue richieste”. Fabio Sartorelli, direttore artistico di uno fra gli appuntamenti più attesi della cultura varesina, ne è convinto. Ed è facile capirne i motivi: i nove concerti della Stagione Musicale Comunale ricercano la novità – il gusto del particolare, dell’inascoltato, della varietà – nella tradizione. La nuova fatica del Maestro ci porta direttamente a considerare la musica da prospettive diverse seppur ancora lontane – un nostro piccolo rammarico – dal Novecento più sperimentale e dalla contemporanea dei grandi Xenakis, Berio o Scelsi. Ma tutto rinasce e si rinnova in un ideale cantico alla bellezza ed alla visionarietà tipica degli interpreti più temerari. Così la rassegna è definita da Sartorelli come “un riequilibrio di forze economiche, ambientali (il Salone Estense e la Basilica di San Vittore) e spirituali. Se gli ascoltatori sapessero di quanti contatti e rinunce è fatto un cartellone come questo, capirebbero ancor più gli sforzi di una manifestazione che il Comune di Varese continua a sostenere con entusiasmo”. Quali le fatiche e le cancellazioni, ce lo spiega Sartorelli. “Ludwig van Beethoven lavorava su appunti stesi precedentemente. Ebbene, la lista di spostamenti, tentativi, “sì” e “ni” è molto più lunga degli schizzi che il compositore elaborò per i quartetti d’archi”.

Un parto difficile? “Negli ultimi quattro anni ho lavorato e coltivato artisti del tutto nuovi, ora ho deciso di concentrarmi su nomi che ritornano e lo fanno in combinazioni del tutto diverse”.

Qualche rimpianto per i musicisti “rimasti a casa” ce l’avrà, no? “Eccome. Ho tentato di portare a Varese Anita Raveli (il cognome non italianizzato è Rachvelishvili), la cantante alla quale Daniel Barenboim ha affidato il ruolo di Carmen per l’apertura della prossima Stagione della Scala di Milano; Uto Ughi che però mi aveva chiesto di esibirsi esclusivamente in chiesa, ilcontrotenore francese Philippe Jaroussky, che nella sua Patria è considerato un genio perché canta veramente come una donna. Ma i cachet sono inavvicinabili: una star europea, seppur non conosciuta in Italia, è sempre una star. E pretende ciò che è giusto. Ma noi non possiamo permettercelo”.

Quindi ha pensato ad un’altra soluzione: quale? “Ho chiamato a raccolta artisti che si erano presentati a Varese negli anni passati, ma accettando solo proposte musicali particolari, eterogenee ed in grado di offrire nuovi orizzonti al pubblico”.

Quali quelli di Brunello o Sokolov? “Certo. Mario Brunello si presenterà al violoncello affiancando Andrea Lucchesini al pianoforte e Marco Ricci al violino. In occasione del centenario della nascita di Chopin suoneranno il Trio in sol minore concedendosi, però, un affondo “stravagante” nel mondo del compositore con la Polacca opera terza nell’edizione originale (pianoforte con violoncello ad libitum) e sei canti polacchi op. 74 con la voce di Gabriella Sborgia. Poi sarà la volta di Krystian Zimerman, che si sposta con il suo pianoforte e nel 1975, a soli diciotto anni, ha vinto il concorso Chopin. Il concerto varesino anticipa di un giorno – si terrà il 31 gennaio – quello del Teatro alla Scala”.

Le celebrazioni non finiscono qui: i cent’anni dalla nascita ricorrono anche per Mendelssohn e Schumann. “Grigory Sokolov si distinguerà nuovamente con la Terza sonata per pianoforte di Schumann. Un lavoro che all’epoca fu maltrattato e andò in stampa dopo numerosi tagli. Ebbene, Sokolov – che poche ore fa ha anticipato parte del programma – presenterà l’opera nella versione originale e completa: come la si conosce e come la avrebbe voluta il compositore. Addirittura suonando i due Scherzi: quello “censurato” e quello pubblicato”.

E poi i cosiddetti programmi trasversali con Jordi Savall e i King’s Singers: di cosa si tratta? “Savall si proporrà ancora con una “lectio magistralis” dedicata questa volta alla Follia ed alla Romanesca, danze improvvisate su basso ostinato. Un omaggio all’arte dell’improvvisazione ed in quello che, personalmente, ritengo sia l’ambito della musica classica che più si avvicina al jazz. I KS, invece, li avremo il 19 dicembre per un concerto natalizio”.

Ed il programma? “Ovviamente studiato per celebrare il Santo Natale. Joy to the World, questo il titolo dell’appuntamento, sarà composto da un percorso che dal XVI secolo ci porterà sino ai nostri giorni. Le musiche saranno intercalate da letture mirate e da richieste che il gruppo formulerà al pubblico: si accettano suggerimenti e letture a tema natalizio. Salvo imprevisti, come è nella natura del sestetto”.

Chiusura con Helmuth Rilling e la Messa in si minore di Johann Sebastian Bach: un ritorno che è anche un addio? “Rilling ha settantotto anni, e quindi dopo il concerto di Varese probabilmente si ritirerà dalle scene. Ma adora l’acustica della Basilica di San Vittore e mi ha chiesto personalmente di poter tornare a Varese per rivivere quelle emozioni che fecero grande la serata dello scorso anno: otto minuti di applausi ed un bis che, solitamente, il direttore non concede facilmente”.

Ma Varese è anche questo: una cittadina difficile da capire eppure così calda da convincere qualsiasi artista ad affezionarcisi e dire: “Un’altra volta con voi”. E, per molti, non sarà mai l’ultima.

2 ottobre 2009 Davide Ielmini d.ielmini@varesereport.it
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