Cultura

Letteratura e realtà nell’ultimo romanzo di Valentina Fortichiari. Alcuni consigli di lettura

copj13C’era una volta la Francia, abitata da Guy De Maupassant, Dumas padre e figlio,Victor Hugo, Charles Baudelaire, Emile Zola e poi da Georges Simenon, Edith Piaf, Georges Brassens, Francois Truffaut e tanti altri nomi mitici che erano la Cultura. Si studiava il Francese a scuola, le “migliori” famiglie lo parlavano anche in casa, neppure una guerra mondiale combattuta su fronti opposti era stata sufficiente a demolire una sorta di “cuginanza” di matrice savoiarda cui ognuno sentiva di appartenere. Anche l’amore, declinato dal romantico allo scabroso, se cantato o raccontato in francese sembrava più amore e il nome di Colette, solo e semplicemente Colette, non lasciava nessuno indifferente. Chi ha assaporato quel profumo un po’ molle di languida trasgressione ancora ne può ritrovare l’aroma nelle poesie musicali di Paolo Conte e, da oggi, in un breve romanzo di Valentina Fortichiari: “Lezione di nuoto – Colette e Bertrand, estate 1920” – Guanda editore. Scoprirete da voi, se avrete la voglia di leggere come abbiamo fatto noi, la storia che  la Fortichiari ha usato come pretesto per riportarci indietro nel tempo, fingendo di scrivere un romanzo ma, in verità, riavvicinandoci tutti ad un preciso contatto con la realtà. L’estate di Colette e Bertrand, infatti, è assolutamente reale, concreta quanto le lezioni di nuoto e d’altro che la scrittrice impartisce al figliastro sotto lo sguardo vivace della piccola figlia Bel-Gazou, anni otto anagrafici. Reale quanto le estati che tutti dovremmo ancora vivere, fatte di tempo dilatato e di ritmi laschi, costruite per restituirci quel tempo che una strana vita sembra portarci via insieme alla capacità di pensare. La cifra del romanzo è proprio il ritmo, badate bene non l’assenza di un ritmo, ma l’esistenza di un tempo diverso da quello cui siamo stati abituati da una letteratura che ha fretta, nella quale gli avvenimenti si sovrappongono con respiri brevi, sempre di corsa, sempre con il fiatone. Quello in cui ci troveremo è un mondo europeo, fatto di parole e pensieri che sono veri e, quindi, apparentemente lenti, ma capaci di una profondità che oggi latita e di cui gli umani hanno necessità come del pane. Fortichiari racconta di persone, luoghi e tempi lontani da noi, ma lo fa con una grazia ed uno stile tali da renderli più attuali che mai, dimostrando che padroneggiare la lingua e saper scrivere conta ancora qualcosa.

1 ottobre 2009 - a.c. - redazione@varesereport.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi