Cucina

Varese, una città da festival della gastronomia

Ilario VinciguerraCultura, sul territorio, significa anche cucina. Non solo nel senso dei piatti tipici e dei sapori locali, ma anche sul più impegnativo fronte dell’alta cucina, quella cucina che si confonde con l’arte, ma che arte non si definisce per un puro accidente. Anche da queste parti ci si inizia a muovere facendo arte tra pentole e fornelli. Come si è detto nel corso del dibattito organizzato a Villa Recalcati da “Pontemagico”, premio istituito dal Comune di Lavena Ponte Tresa, anche nel Varesotto le cose stanno cambiando in meglio. Ne è una prova il caso di uno chef emergente come Ilario Vinciguerra (nella foto) , cuoco partenopeo trapiantato a Galliate Lombardo, una stella Michelin, che ha ricevuto il riconoscimento di “Pontemagico”. O anche del  sorrentino d’origine, resident chef sul vicino Lago d’Orta, Tonino Cannavacciuolo, due stelle Michelin. Un salto c’è stato e la strada buona è stata imboccata nel Varesotto. Non se ne può dubitare se il riconoscimento giunge da un “mostro sacro” della cucina come Aimo Moroni, re dei cuochi milanesi. “Mancando grandi chef, a questo territorio mancava qualcosa. Ora, con Ilario e Tonino, questo vuoto è stato colmato”, ha detto il grande Aimo. Il quale ha ricordato a tutti, dall’alto della sua pluridecennale esperienza, che “un grande piatto è dato per il 70% da ottime materie prime e per il 30% dal talento del cuoco”. Roberto Restelli, capo ufficio stampa delle Guide Michelin, si è spinto oltre il cuoco milanese: “perché non fare di Varese la sede di un festival della gastronomia, come a Modena c’è quello della filosofia?2, si è domandato Restelli. D’accordo anche il concorrente, Carlo Ottaviano, direttore del Gambero Rosso. “A differenza di Roma o Milano, dove tutto è effimero e le mode passano, a Varese questa iniziativa potrebbe sedimentarsi e consolidarsi”. Cosa aspettano i nostri amministratori?

19 settembre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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