Cultura

“Mi piace”. “Non mi convince”. A Varese, Raboni divide i poeti

Giovanni Raboni

Giovanni Raboni

Scomparve il 16 settembre 2004, a Parma, in seguito ad un attacco di cuore, Giovanni Raboni, poeta, critico, traduttore, dirigente editoriale, ma soprattutto uomo. E, dunque, domani ricorre il quinto anniversario della sua scomparsa. Per ricordarlo a Milano è in programma un’intera giornata di appuntamenti: dopo l’apertura, alle 11, della mostra “Omaggio a Raboni” presso la Biblioteca Sormani, sono previsti tre incontri proposti dalla sua compagna, la poetessa Patrizia Valduga (tutti esauriti). Alle 16.30 alla Casa del Manzoni (via Morone 1), alle 18 presso la Sala Buzzati (via Balzan 3), alle 20.30 al Piccolo Teatro (via Rivoli 6). Un modo per ricordare il fine intellettuale, dalle solide radici milanesi, ma anche unito alla terra varesina. Seguì i genitori durante la guerra e fu con loro sfollato a Sant’Ambrogio, dove trascorse un momento fondamentale nella sua vita. Proprio alle pendici del Sacro Monte iniziò la sua attività di grande lettore di classici e cominciò a scrivere i primi versi. Ma Raboni come viene ricordato e giudicato a Varese? “Penso a lui con grande affetto, dato che a Milano, a metà anni Ottanta, al caffè letterario Portnoy, presentò i miei primi versi, alla presenza anche del poeta Roberto Carifi”, ricorda Dino Azzalin, poeta ed editore varesino, che domani sarà presente alle iniziative sul poeta milanese. Ma come giudicare l’ultimo Raboni, che mette in versi la sua rabbia contro Berlusconi? “Sono convinto che una delle cose più importanti sia proprio la responsabilità civile del poeta – risponde Azzalin -, un filo rosso che congiunge alcuni grandi maestri del Novecento, da Neruda a  Majakovskij, la poesia è un modo per non subire la politica, per opporsi al potere”. “Come poeta o traduttore non mi dice granché”, interviene Silvio Raffo, a sua volta poeta, traduttore e critico. “Apprezzo, invece, molto di più la sua attività saggistica e critica”. Raffo ricorda che Raboni vide nei suoi versi un “acre nitore”. “Comunque Raboni non ha saputo resistere alla tentazione della satira – prosegue Raffo parlando del poeta civile degli “Ultimi versi” -. Un connubio, quello tra poesia e politica, assai fecondo nell’antichità, molto più difficile nell’età contemporanea”. Su una cosa Raffo si trova d’accordo con Raboni: sul giudizio, apparso sul “Corriere della Sera”, che in futuro, degli ultimi 30 anni della narrativa italiana non sarebbe rimasto pressoché nulla. Amen.

15 settembre 2009
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Un commento a ““Mi piace”. “Non mi convince”. A Varese, Raboni divide i poeti

  1. DINO AZZALIN il 8 novembre 2009, ore 13:10

    PER L’ADORABILE CHIARA PALUMBO:

    DENTISTA POETA
    DENTISTA EDITORE
    DENTISTA VOLONTARIO
    DENTISTA PRESIDENTE
    DENTISTA CONSIGLIERE
    DENTISTA SCRITTORE
    DENTISTA VIAGGIATORE
    ECC… ECC…

    O UOMO A TUTTO TONDO?

    E POI NON SI DICE DENTISTA MA: MEDICO CHIRURGO-ODONTOIATRA
    NELLA MIA SCUOLA SI IMPARAVA PRIMA A LEGGERE E POI SCRIVERE
    BUONA DOMENICA MISS PALUMBO

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