Politica

Il consigliere Pd Giuseppe Adamoli rompe gli indugi e al congresso si schiera con Pierluigi Bersani

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Giuseppe Adamoli

Giuseppe Adamoli

Per le primarie di due anni fa, quelle di Walter Veltroni, era stato tutto più facile. Ero stato fra i primi a sostenere che anche Enrico Letta dovesse candidarsi. Ricordo una riunione di una trentina di persone in una stanza buia di una pizzeria di Milano. C’era incertezza. Ho preso la parola dopo tre o quattro interventi e gli ho detto pressappoco così: “Caro Enrico, candidati. Devi farlo. Il ticket Veltroni-Franceschini è un errore. Vuol dire un accordo DS-Popolari, roba vecchia, siamo nati per superare questo duopolio non per confermarlo sotto mentite spoglie. E poi tu, Enrico, ti porti addosso una patina di tecnocrate intelligente e moderno. Fai un bagno di popolo con le primarie, mettiti un abito più politico. Certamente perderai ma il PD guadagnerà una risorsa importante per il futuro”.

Questa volta per me il percorso è stato più complicato e problematico. Conosco Franceschini, che mi ha parlato lungamente a Roma in luglio, e poi come faccio a non sentire, ancora una volta,  le sirene dei vecchi amici popolari, anche a Varese e in Lombardia? E poi, ancora, fra i sostenitori di Franceschini ho molta stima di Fassino e considero che Rutelli  abbia innovato positivamente negli anni passati. Però Franceschini, sebbene nell’ultimo periodo abbia raddrizzato la barca è anche lui corresponsabile della perdita di quattro milioni di voti in due anni. Certo, la gestione era praticamente unitaria, nessuno può chiamarsi fuori, salvo forse Letta e Rosy Bindi, gli oppositori di due anni fa.

Dall’altra parte Bersani ha dimostrato di essere uomo di valore, sia come Presidente dell’Emilia Romagna sia come Ministro, ha carisma, è solido culturalmente, piace abbastanza ad alcuni settori  settori  produttivi e delle partite IVA. Però l’ex sinistra diessina è rientrata in gran parte per sostenerlo così come è appoggiato da alcune parti conservatrici della Cgil, da Bassolino e dalla sua corte napoletana. Se costruisce una sinistra tradizionale io che c’entro? Non lo può fare, mi rispondo, sarebbe la fine del PD.

Le mozioni, come sempre, vanno forse giudicate più per il “non detto” che per la parte assertiva. Mi limito a richiamare solo qualche punto. Sul confronto bipolarismo-bipartitismo condivido di più il bipolarismo (spero non troppo attenuato) di Bersani, con le alleanze conseguenti e rigorose, rispetto alla vocazione maggioritaria malgestita di Veltroni (Franceschini ha però rettificato la rotta dicendo no al bipartitismo). Pure sul partito sono più vicino alla visione di Bersani, con due avvertenze però. La prima: le primarie sono ormai parte del DNA del PD, non possono essere dissipate, ma per la leadership interna questa mescolanza fra voto degli iscritti e voto degli elettori è micidiale e va cambiata. Così come va eliminata la sovrapposizione fra congresso nazionale e congressi regionali e locali che costituisce la negazione di ogni idea di partito federale. La seconda avvertenza è che non si ritorni all’assoluta “centralità del partito”. Non potrei mai accettarlo. Il partito non è tutta la politica, l’organizzazione non è tutto il partito. Al centro della nostra azione ci sono la comunità, la persona, il cittadino consumatore. Il partito è un formidabile e insostituibile strumento di azione politica, ma nulla più, secondo la splendida definizione degasperiana.

Qual è la mia preoccupazione più forte al di là del confronto congressuale? Che con Bersani e Franceschini si incontrano l’egualitarismo della tradizione post-comunista e il solidarismo cattolico tipico della sinistra DC di una volta. Ma questo da solo non basta. Dobbiamo incontrare anche l’impulso ideale liberal-democratico, socialista-liberale e laico, da cui è nato il pensiero ambientalista moderno.

Questi valori sono ben rappresentati nel libro di Enrico Letta “Costruire una cattedrale” che condivido completamente. “Non c’è una certa distanza fra il tuo libro e il coacervo di forze che appoggiano Bersani?”, ho chiesto a Letta. “Bersani è un leader serio, capace, riformista e io ho giocato un ruolo decisivo per la sua candidatura, se lui metterà le mani al volante, noi saremo alla guida con lui”, mi ha risposto. La mia problematicità rimane, come mi auguro rimanga in tutti, ma il mio approdo è chiaro a sostegno di Pierluigi Bersani.

Giuseppe Adamoli

PS – Non ho parlato di Ignazio Marino, candidato assolutamente dignitoso, perché la mia incertezza è stata sempre fra Bersani e Franceschini.

15 settembre 2009
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