Teatro

Fondazione culturale? No grazie. L’altra strada di Varese

Filippo De Sanctis

Filippo De Sanctis

Ancora una volta il Teatro di Varese ha presentato la nuova stagione, un calendario ricco di appuntamenti e di proposte. Una stagione che come sempre si rivolge ad un pubblico “fidelizzato”, che come sempre fa tesoro della consolidata esperienza della navigatissima Officine Smeraldo, che come sempre intreccia spettacoli più leggeri e divertenti con proposte più impegnative e problematiche. Dunque, quale la novità per il Teatro di Varese, se tutto ciò che oggi ha presentato il direttore Filippo De Sanctis non è altro che la conferma di un percorso avviato da anni con successo? Dove sta la notizia? La novità c’è, ed è grossa. La novità si chiama “Teatro Stabile d’Insubria”, un’associazione culturale che prefigura uno sviluppo futuro e dichiara un’intenzione presente. “E’ la realtà che promuove gli spettacoli del palcoscenico varesino – dichiara il direttore -, ma nello stesso tempo un soggetto attivo nella vita culturale della città”. Dunque, se l’obiettivo è quello – di molto ambizioso – di dare vita ad un teatro stabile a Varese, c’è anche la prospettiva di fare un po’ da punto di riferimento nello zibaldone delle iniziative culturali. Sono i primi vagiti di una fondazione culturale? Varese segue Gallarate? Chiaro il pensiero del sindaco di Varese, Attilio Fontana. “No, è un modello che non ci interessa. Non ci interessa una realtà in cui le risorse siano quasi totalmente a carico del pubblico, mentre la quota del privato resta del tutto residuale”. Ecco, allora, il ruolo di un’associazione come quella lanciata oggi. “Non una fondazione culturale che cala dall’alto, senza coinvolgere la gente – continua ancora Fontana -, ma un’associazione capace, dal basso, di creare sinergie e collaborazioni tra le realtà che operano nel territorio. E’ la strada giusta”. Considerazioni molto concrete, dato che pare imminente il via al percorso che porterà al nuovo teatro sull’area della Caserma Garibaldi (il sindaco assicura la gara entro i primi mesi del nuovo anno).  Alla presentazione della stagione teatrale dell’Apollonio, insomma, è andata in onda un’ipotesi nuova per unificare e consolidare le iniziative culturali. Evitando le rigidità burocratiche della fondazione, ma non rassegnandosi neppure alla creativa anarchia del “piccolo è bello”.

15 settembre 2009 - Andrea Giacometti - direttore@varesereport.it
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2 commenti a “Fondazione culturale? No grazie. L’altra strada di Varese

  1. Adriano Gallina il 16 settembre 2009, ore 09:41

    Una breve riflessione: (1) Da varesino, un sincero ma un po’ scettico augurio al tortuoso percorso della nuova composita realtà verso l’idea del Teatro Stabile (lo sanno, sì?, che occorre produrre ed accumulare c.ca 4500 giornate lavorative, 120 giornate recitative ed avere la “stabilità del nucleo artistico, amministrativo e tecnico?); (2) Sono personalmente molto lusingato del continuo riferimento alla nostra Fondazione come “modello” a cui ispirarsi o da cui allontanarsi; (3) Tuttavia mi irrita non poco che il Sindaco possa parlare di “una realtà in cui le risorse siano quasi totalmente a carico del pubblico, mentre la quota del privato resta del tutto residuale” – quando il nostro bilancio di c.ca 1.300.000 euro è coperto “solo” per un terzo dal Comune – o che possa permettersi di parlare di “una fondazione culturale che cala dall’alto, senza coinvolgere la gente”. Ma quando mai? Vadano, il Sindaco ma soprattutto i lettori, a spulciare il nostro sito internet e a vedere la nostra programmazione: poi ne parliamo.

    L’unica cosa che ho sempre sostenuto – e che mi sento di ribadire sempre di più, ringraziando ancora una volta il Comune di Gallarate – è che l’intervento dell’ente pubblico è NECESSARIO se si vuole proporre QUALITA’ e CULTURA e non solo una mobilitazione da botteghino. Per saperlo bastano, del resto, rudimenti raccogliticci di economia della cultura… Noi crediamo di proporre questo.

    Infine menziono, a mò di scongiuro e sperando non sia così, un proverbio francese (ripreso dal nostro Tomasi di Lampedusa): “Plus ca change plus c’est la meme chose”. E, più filosoficamente, notando la recente straordinaria proliferazione di realtà teatrali o para-teatrali nella nostra città (RE.TE., Il Vellone, la nuova associazione, ecc.) concludo con il celebre rasoio di Ockham: “Gli Enti non devono essere moltiplicati senza necessità”. Ma forse vi è necessità? E perchè?

    Adriano Gallina
    Direttore della Fondazione Culturale di Gallarate

  2. Filippo De Sanctis il 16 settembre 2009, ore 18:33

    Cari Amici,

    mi aggiungo alle riflessioni di Adriano, che ringrazio per l’augurio.
    Certo il progetto di un teatro stabile è per noi una assoluta scommessa con il futuro, che però abbiamo intenzione di intraprendere con assoluto slancio e passione.
    Concordo, “IL MINISTERO” detta regole ben precise per definire un teatro “STABILE”, sebbene il mio concetto di stabilità, per ora, non ha come primaria preoccupazione quella di accontentare le burocrazie ministeriali, poiché si entrerebbe in un perverso rapporto con logiche ed istituzioni piuttosto lontane dalle esigenze del territorio nel quale il nostro teatro sta nascendo. Preferisco sentire vicine istituzioni più consone al nostro percorso: Comune, Provincia e Regione.
    Il lavoro che dovrà essere svolto è molto impegnativo, ma bisogna pur iniziare senza troppi timori e, in puro stile varesino ( o se vogliamo insubre ), rimboccarsi le maniche per portarlo a termine.
    Sei anni fa sono arrivato a Varese, trovando un teatro travolto da polemiche e scetticismi nel quale in molti, per puro pregiudizio, non volevano nemmeno entrare. Dopo anni siamo riusciti a comporre cartelloni con più di 50 spettacoli, con medie altissime di presenze, fino ad arrivare a circa 60mila spettatori. ( e non si pensi che tante persone siano sinonimo di poca qualità )
    Il percorso che anni fa sembrava impossibile è stato terminato, ora vorremmo puntare più in alto e realizzare qualcosa, che ancora non c’è, per l’intera Insubria.
    Non sono uomo da citazioni, ma credo che si possa “scippare” agli statunitensi il motto che ha contrassegnato le loro ultime elezioni politiche, e dunque concludere con : “si, nüm pudem!”.

    Filippo De Sanctis
    Direttore Teatro Stabile d’Insubria

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