Cinema

Avi Mograbi viaggia in Isreale tra conflitti e lacerazioni. Tutti i suoi film al Milano Film Festival

registaGrande attesa e curiosità per uno degli ospiti d’onore di Milano Film Festival, il regista israeliano Avi Mograbi, che nell’ambito del festival ha condotto anche una masterclass ed è presente con tre video-installazioni. Gli organizzatori del MIFF hanno scelto di proporre una rassegna di tutte le produzioni di questo documentarista, impegnato a sondare le radici dello scontro israelo-palestinese. Ma i suoi film, finanziati anche da istituzioni israeliane, vengono guardati dai connazionali con una punta di diffidenza, quando non addirittura con forte ostilità. In apertura di rassegna è stato proposto il lungometraggio “Per uno solo dei miei occhi”, viaggio nei confliti e nelle lacerazioni dello Stato d’Israele. La scelta di Mograbi è di enfatizzare integralismi e intolleranze presenti nel suo Paese, un coacervo di opinioni e di fedi non privo di venature razziste. Uno sguardo scomodo che indaga come e quanto il passato (mito o ideologia) entri nel presente e possa condizionarlo, spesso passando attraverso un suo  uso strumentale. Certo, nel film nessuna intervista o presenza delle  voci democratiche e pacifiste presenti nel Paese, ma lui si difende dicendo che “è un punto di vista schierato, ma è la mia visione”. Arrivando fino all’idea provocatoria che Sansone, uno degli eroi nazionali, sia stato “il primo terrorista suicida della storia, per nulla diverso da quelli di oggi”. E, dunque, si devono ripensare i valori alla base di Israele. E confrontarsi, ancora una volta, con l’ineludibile intreccio tra mito e storia.

14 settembre 2009
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