Salute

La casa colorata dei malati del Molina protagonista di un incontro sulla malattia di Alzheimer

molina_internoUna casa dalle pareti colorate, su ogni parete tetto compreso, una porta e in ogni porta un albero e poi nuvole, vento e fiori al pavimento. Colori primari e tratti elementari, fatti di linee e punti che sono usciti dalla nebbia delle menti affette dalla malattia di Alzheimer, una patologia che fa smarrire la dimensione spazio temporale e porta i malati in un altrove che ingabbia emozioni e sentimenti. A far riaffiorare colori e immagini da questa “gabbia” ci ha provato lo staff del Centro diurno integrato attivo presso la Fondazione Molina di viale Borri con Cristina Carini, diplomata a Brera che ha messo a disposizione la sua professionalità e le sue competenze. La casa dei colori dell’anima, lunedì 14 settembre, diventerà protagonista di un insolito incontro all’ora dell’happy hour in centro a Varese in uno di quei luoghi destinati alla movida e al divertimento (Music bar cafè del Miv ore 18 – 20). Musica, filmati e colori saranno lì per sdoganare un dolore che accomuna tante famiglie anche a Varese a pochi giorni di distanza dalla sedicesima giornata nazionale (21 settembre) dedicata a una forma di demenza senile che colpisce in Europa oltre 6milioni di persone. La casa dei colori dell’anima è nata in viale Borri, in uno spazio protetto dove i malati di Alzheimer, che qui si chiamano ospiti, vengono lasciati dai familiari durante il giorno perché qualcuno li accudisca. Ritmi, tempi e interazione qui hanno una dimensione che arrivando da fuori appare rallentata, come assopita, scandita dal trascinarsi avanti e indietro tra le pareti e il giardino dei ricordi, appena fuori. Qui nei mesi scorsi con tempere acriliche e pannelli di polistirolo tutti si sono però coagulati e messi al lavoro. “Anche chi aveva grosse difficoltà nei movimenti fini – dicono i responsabili – si è messo alla prova e ha dato il meglio di sé. Gli ospiti hanno lavorato tutti insieme per arrivare al risultato”. Un risultato che rimette davanti agli occhi l’uso del colore primario esattamente come gli esperti di cromoterapia hanno fatto nello scegliere i colori delle camere in ristrutturazione nel vicino centro residenziale per malati di Alzheimer. “Le immagini ci dicono – commentano ancora i responsabili – che è riaffiorato il ricordo così come lo spazio, il dentro e il fuori, la natura e il vento”. Una fortuna, per chi ha vissuto questa esperienza: quella di aver visto riaffiorare emozioni affondate nella nebbia della demenza.

12 settembre 2009 - Paola Provenzano - p.provenzano@varesereport.it
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