Chiesa

Fratello immigrato. La Chiesa di frontiera di monsignor Nogaro

home2_internoAnche la Chiesa italiana affronta, giorno dopo giorno, i problemi e le emergenze che riguardano il nostro Paese e non solo. Lo deve fare in un pericoloso clima sociale improntato ad intolleranza e violenza, spesso frutto della lucida azione di forze politiche e culturali che cavalcano, senza scrupoli, l’insicurezza e la precarietà assai diffuse tra la gente in questi tempi di crisi. A fronte di tutto ciò, dalla Chiesa giungono voci che offrono spunti di riflessione e giudizi capaci di scardinare luoghi comuni e proporre nuovi punti di vista. E’ il caso di Raffaele Nogaro, Vescovo di Sessa Aurunca e poi di Caserta, esponente di una Chiesa di frontiera che affronta di petto la realtà dell’illegalità e della violenza. E’ appena uscita una sua ampia riflessione che ha per titolo “Ero straniero e mi avete accolto” (pubblicata da Laterza) che, nella forma di un’intervista al giornalista Orazio La Rocca, interviene sui temi più spinosi del momento. Vescovo che ha rinunciato ai simboli della mitria e del pastorale, con una forte predilezione per don Tonino Bello e il cardinale Tettamanzi (che, all’epoca della Cei, lo incoraggiava nelle sue scelte pastorali), con una criticata amicizia per Fausto Bertinotti, Nogaro parla chiaro anche sull’immigrazione. “La legge Bossi-Fini – dice il vescovo – andrebbe cambiata subito perchè offende i diritti della persona”. Non solo: da Nogaro viene un no all’istituto della clandestinità. “Non è possibile che un uomo sia condannato o perseguitato per principio, solo perché è alla ricerca di una speranza di vita. L’accoglienza non deve essere mai negata”. E dunque? “Anziché a dare vita a misure di polizia, occorrerebbe una vera legge organica sui problemi dell’immigrazione. Non si deve essere preoccupati solo di cacciare gli immigrati – continua il presule -, ma di accoglierli bene, perché l’immigrazione è irreversibile”. Insomma, “gli immigrati sono prima di tutto esseri umani che, se accolti bene, possono rivelarsi veri e propri integratori sociali”. Una piccola lezione di saggezza e di lungimiranza anche qui a Varese, per politici e non solo.

5 settembre 2009
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