Cultura

Mantova, il sottile filo rosso della memoria

Patrick Besbois

Patrick Desbois

E’ giusto, scontato, quasi banale che i media segnalino la presenza, al Festivaletteratura in programma a Mantova dal 9 al 13 settembre, la presenza di protagonisti molto popolari del mondo letterario. Fiato alle trombe e rulli di tamburi per la presenza, tanto per stare su un tris al femminile di diseguale valore, del Nobel Nadine Gordimer, della misteriosa Muriel Barbery (l’autrice de “L’eleganza del riccio”) e di Sophie Kinsella (creatrice della giornalista pazza per lo shopping). Però, a guardare bene tra le pieghe del programma della kermesse della città dei Gonzaga, altre, più nascoste e affascinanti vene percorrono il ricco cartellone. Ad esempio quella della cultura ebraica, che ci piace ricordare per l’imminenza della decima edizione della Giornata europea della cultura ebraica, che si celebrerà domenica 6 settembre in numerose città italiane (naturalmente a Varese tutto tace). Ma torniamo a Mantova: arrivano al festival alcuni autori che hanno scritto bei libri di cui nessuno parla. Pensiamo a Patrick Desbois che mercoledì 9 settembre parlerà del libro “Fucilateli tutti!” (Marsilio), che racconta, con testimonianze e immagini, la strage, a colpi di fucile, del milione e mezzo di ebrei ucraini da parte dei nazi. Ci vorrà poi coraggio a partecipare, venerdì 11, all’incontro con Denise Epstein. Chi è? E’ la figlia di una scrittrice-mito, Irene Nemirovsky, grandissimo personaggio franco-ucraino che ci ha lasciato un libro stupendo, “Suite francese” (Adelphi, leggetelo assolutamente), prima di essere arrestata, condotta ad Auschwitz e lì “passata per il cammino”, come canta Guccini. Prima di essere prelevata lascia alla figlia tredicenne una valigia con pagine di un libro che soltanto 60 anni più tardi vengono trascritte e pubblicate. Infine, l’ultimo giorno, il 13 settembre, parla a Mantova Claude Lanzmann, autore di un capolavoro come “Shoah” (si può vedere grazie ad un cofanetto Einaudi), monumento insuperato all’orrore dell’ideologia e della pratica naziste. Anche questo filo rosso, sottile e nascosto, percorre la grande kermesse, ricordandoci che la memoria resta una delle cose più preziose che abbiamo. Sarebbe bene che certi fans della camicia nera e dell’intolleranza xenofoba se lo ricordassero.

3 settembre 2009 - Andrea Giacometti - direttore@varesereport.it
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