Milano

Agricoltori, cascine contro cemento

expo_internoOspitare i visitatori dell’Expo nelle cascine alle porte di Milano. “Quello delle cascine èun patrimonio veramente enorme. Si caratterizza per le dimensioni considerevoli delle strutture e per il numero: lungo i Navigli si trovano 150-200 cascine in disuso, ognuna con una struttura abitativa pari tra i mille e i duemila mq”: a dirlo è la presidente delle sezioni di Milano e Lodi della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Paola Santeramo, che, insieme a Coldiretti e Confagricoltura lancia la proposta, in vista dell’Expo, di ristrutturare le cascine in disuso per accogliere i visitatori dell’esposizione. I tre soggetti del mondo dell’agricoltura hanno presentato nelle scorse settimane il documento “Un futuro per l’agricoltura milanese”, contenente una serie di proposte, piani d’azione e linee guida, riguardo il crescente consumo di suolo che caratterizza l’area milanese. “Perché pensiamo a costruire il nuovo quando possiamo riqualificare un patrimonio che avrebbe senso valorizzare anche dal punto di vista storico-culturale?”, afferma la presidente milanese della Cia. “Sono strutture che, se recuperate, possono svolgere la funzione di nuovi alloggi che potrebbero coså evitare nuove costruzioni”. Un’idea che nasce da una domanda sempre più presente sul territorio: “le aziende agricole attuali hanno liste d’attesa di mesi, non riescono a far fronte alla domanda: sempre più uomini d’affari europei o americani a Milano per lavoro, la sera vogliono tornare in un contesto più tranquillo, come quello di un agriturismo”, spiega Santeramo.

Della stessa opinione del presidente della Cia, è quello milanese della Coldiretti, Carlo Franciosi: “valorizzare le aziende agricole in generale vuol dire anche accogliere visitatori, offrendo prodotti tipici e alloggio. Se noi riuscissimo a riscoprire, riutilizzare e rivalorizzare le cascine in disuso, riusciremmo a farne dei centri d’accoglienza senza costruire nuove strutture”. E, ammesso che “ci sia la possibilità di attingere a fondi istituiti per rivalutare queste strutture”, osserva Franciosi, “ci sarebbe la possibilità di dare vita a un’esperienza completamente nuova”. Una necessità sottolineata anche da Santeramo, che afferma: “se ne devono far carico i governi locali, ma si deve avere davvero l’approccio di voler finanziare e sostenere”.

Per quel che riguarda le differenti funzioni che le cascine ristrutturate dovrebbero ricoprire, le opinioni dei due presidenti milanesi di Cia e Coldiretti, invece, differiscono leggermente: “anche se la struttura non è attrezzata per fare da agriturismo vero e proprio, basta offrire la possibilità di alloggio e appoggiarsi, per il vitto, ad agriturismi già avviati”, osserva Franciosi. Differente la posizione di Santeramo: “noi diciamo che una cascina ha senso se intorno c’è un terreno produttivo, senza si rischia di avere delle cattedrali nel deserto che dopo l’Expo decadono. Dobbiamo fare l’opposto: mantenere là, anche dopo l’Expo, una funzione produttiva”.

1 settembre 2009
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