Cerro di Laveno

Trio Broz al Festival Lago Maggiore a Palazzo Perabò

home4_internoLa critica ha speso così tante parole a favore del Trio Broz, di scena sabato 29 alle 21 nel cortile esterno di Palazzo Perabò (biglietti a euro 8, 10 e 12) per la XV edizione del Festival LagoMaggioreMusica, che quasi dovrebbe essere il pubblico a sentirsi imbarazzato. Di fronte alla bravura ci si confonde sempre, a patto che l’abilità la si sappia riconoscere. Ebbene, per i Broz (le sorelle Barbara e Giada, rispettivamente di 31 e 27 anni, ed il fratello Klaus, classe 1984) parla la fede che li ha accompagnati sino ad oggi nei loro viaggi di apprendimento e nei concerti, oltre 400, che hanno interessato le grandi capitali italiane ed estere. Unico trio d’archi ad essere stato ammesso al Corso di Alto Perfezionamento in Quartetto della Scuola di Fiesole ed unica formazione ad aver ottenuto la lode nell’anno accademico nel 2008, il Broz si riconosce appieno nella grande tradizione italiana. Non è un caso, infatti, che loro mentore sia quel Piero Farulli che con il Quartetto Italiano ha scritto alcune fra le pagine più commoventi della storia della letteratura da camera. La musica per violino (Barbara), viola (Giada) e violoncello (Klaus) da sempre merita un’attenzione particolare non perché più complessa di altre, ma perché stende un velo di particolare fascino su coloro che l’ascoltano. E perché gli equilibri in una dimensione “a tre” sono precari, soprattutto nelle tessiture degli strumenti ad arco dove il lavoro di intesa si fa periglioso a tal punto da dover mantenere una tensione costante dalla prima all’ultima battuta. Il programma che i Broz hanno deciso di presentare sabato 29 propone un esempio caratteristico del repertorio cameristico. L’apertura affidata alla serenata op. 8 in re maggiore di Ludwig van Beethoven è strategica, perché il lavoro è da considerarsi un gioioso omaggio alle musiche notturne della fine del Settecento. Un omaggio come lo intendeva il compositore, dunque innovativo, vivace, addirittura frizzante. Un lavoro che sa conquistarsi il pubblico con i temi popolari del Minuetto, l’Adagio romantico, le puntite sviolinate del solista nell’Allegretto alla Polacca. Ecco ciò che sa fare il Trio Broz, così curioso e tecnico da dare alle stampe, nel 2008, il suo secondo cd con la prima incisione mondiale delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach nella trascrizione per trio d’archi di Bruno Giuranna. E se tutto questo non bastasse, ascoltate con cura la Serenata op. 10 di Erno von Dohnanyi che chiude l’appuntamento di Cerro di Laveno. Un dipinto di note dove la luce sembra sciogliersi nella malinconia dei temi, nel galoppo delle melodie e nell’accecante estasi di un ritratto di un inaspettato paesaggio umano.

28 agosto 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi