Cultura

Dal Festival di Mantova consigli utili per Varese

home1_01L’edizione 2009 della rassegna “Amor di libro”, promossa dal Comune di Varese, è stata la più criticata e bistrattata (con molte ragioni). Al punto che c’è chi dice che potrebbe essere archiviata definitivamente. Chissà. Ma se qualche consiglio utile è possibile ricavarlo dalle esperienze altrui, la controversa rassegna culturale varesina dovrebbe confrontarsi ed imparare dalla prestigiosa rassegna mantovana “Festivaletteratura”, giunta alla sua tredicesima edizione, che decollerà mercoledì 9 settembre e chiuderà i battenti domenica 13 nella città dei Gonzaga. La manifestazione viene organizzata per un anno intero dalla città e vede la convinta partecipazione di tutti alla sua organizzazione e al suo sostegno. Una capacità di “fare squadra” concentrata su un unico evento. E’ del tutto inutile ricordare la grande qualità culturale degli scrittori che intervengono ai dibattiti (quest’anno si va da Nadine Gordimer a Luis Sepulveda, da Amitav Gosh a Robert Calasso), sottolineare quanto pubblico arrivi a Mantova con le inevitabili risorse che vengono lasciate all’economia del territorio. E poi l’Associazione Filofestival, i mille sponsor cercati e trovati, le centinaia di giovani volontari che ogni anno si dedicano all’iniziativa senza risparmio di tempo e di energie. Ma, soprattutto, la manifestazione vede la presenza di un comitato organizzatore composto da otto cittadini mantovani che organizzano, con passione e dedizione, la kermesse, senza partiti o maggioranze che interferiscano. Un modello, quello di “Festivaletteratura”, da guardare con attenzione. E, forse, anche un po’ da copiare. Per l’impostazione, per la qualità, per la capacità di non calare dall’alto. Una riflessione, partendo da qui, andrebbe fatta anche a Varese. Dove c’è “Amor di libro”, ma anche il “Premio Chiara”, il “Premo Morselli” e chi più ne ha, più ne metta. Oltre ai programmi di librerie e associazioni. Chi non si fida, faccia un salto a Mantova e passeggi tra incontri e libri. Come diceva un vecchio slogan pubblicitario, “provare per credere”.

26 agosto 2009
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