Politica

Un sacerdote alla Lega Nord: dov’è finito il Vangelo?

home1_01Dopo i giudizi e lo sconcerto della Chiesa di fronte alle morti in mare, la questione stranieri torna a far discutere. E si riaffaccia sul nostro territorio con una “Lettera aperta alle donne e agli uomini della Lega Nord” scritta da un sacerdote varesino. Così comincia: “Da tempo ho maturato l’intenzione di scrivervi, perché molti vostri interventi e prese di posizioni suscitano interrogativi sul versante delle fede”. Una lettera diretta, senza giri di parole, che solleva domande di fondo, quella inviata ai dirigenti e ai militanti del Carroccio da don Ernesto Mandelli, della parrocchia di Lissago, responsabile della Pastorale Migranti a Varese. “Mi ha sempre colpito nel vostro ragionare e nel vostro operare – continua il sacerdote – una avversione mai celata verso alcuni gruppi di persone: dapprima i meridionali, poi gli albanesi e via via altri gruppi di stranieri, compresi rom e musulmani. Ricordo due manifesti negli anni in cui arrivavano gli Albanesi: ‘Padroni noi a casa nostra’ e ‘Stop ai clandestini’”. Riflette don Mandelli: “Sono stato educato, fin da ragazzo, a pensare che il mondo intero è il luogo dove tutta la umanità deve poter vivere. Infatti tutti i popoli nella storia sono stati migranti. Ora navi e barconi carichi di disperati mi pare dovrebbero anzitutto suscitare comprensione e solidarietà”. Certo, oggi il clima è cambiato, continua il sacerdote: “c’è gente che non affitta case a stranieri, oppure vengono a loro date case modeste a prezzi alti. Alcune amministrazioni non costruiscono case popolari, perché non siano gli stranieri a beneficiarne. Si fanno normative rigide per rendere difficile agli stranieri entrare in graduatoria. Molti stranieri sono presi a lavorare solo “in nero”. Molti sono in regola ma sottopagati e senza limiti a orari di lavoro. L’accesso ad asili nido e a scuole materne è reso difficile da regolamenti discriminatori. Periodicamente si registrano in tante parti del Paese episodi di violenza fisica nei confronti di persone dai caratteri somatici diversi dai nostri”. Una situazione in cui, sottolinea don Mandelli, “è doveroso per un cristiano domandarsi dove è finito il Vangelo predicato per secoli nelle nostre terre”. E, soprattutto, “tener vivi certi insegnamenti della Bibbia”. In particolare, il sacerdote ricorda che “Il Signore protegge lo straniero” (Salmo 146,9), “Amate il forestiero, perché anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto” (Deut.10,19), Gesù che nella parabola del buon samaritano (Luca 10,29-37) insegna che la persona in difficoltà, anche se sconosciuta, deve essere soccorsa. Così don Mandelli conclude la sua lettera aperta agli uomini e alle donne del partito lumbard: “Noi cristiani oggi dobbiamo essere coscienti di avere davanti una prospettiva di lavoro storica, importante ed affascinante: operare per l’incontro tra i popoli, per l’accoglienza e il riconoscimento reciproco, per il rispetto e la valorizzazione delle varie culture al fine di una convivenza armoniosa fondata sulla fraternità universale”. Come diceva il cardinale Martini, ricorda il sacerdote di Lissago, il fenomeno migratorio è un “segno della Provvidenza”.

25 agosto 2009 - Andrea Giacometti - direttore@varesereport.it
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