Rimini

A 20 anni da Tien An Men, Harry Wu racconta l’orrore dei lager cinesi

harryWuAl via il Meeting di Rimini, edizione del trentennale. La manifestazione organizzata da Comunione e Liberazione è partita, come ogni anno, con la celebrazione della messa nell’Auditorium del Meeting da parte del vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi.  Prima dell’inizio della celebrazione, il presidente del Meeting, Emilia Guarnirei, ha letto il messaggio inviato dal Segretario di stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone al vescovo di Rimini con il saluto di Papa Benedetto XVI. Monsignor Lambiasi nell’omelia ha affermato che “essere cristiani non è aderire ad un’idea o ad un valore, ma seguire una persona: Gesù Cristo”. Al termine della messa, i presenti hanno assistito in collegamento video all’Angelus del Papa, molto applaudito dal popolo del Meeting, il quale dopo la recita dell’Angelus ha rivolto questo saluto ai partecipanti alla manifestazione: “Oggi si è aperta a Rimini la XXX edizione del “Meeting per l’amicizia tra i popoli”, che quest’anno ha come titolo “La conoscenza è sempre un avvenimento”. Nel rivolgere un cordiale saluto a quanti prendono parte a questo significativo appuntamento, auguro che esso sia occasione propizia per comprendere che “Conoscere non è un atto solo materiale, perché in ogni conoscenza e in ogni atto d’amore l’anima dell’uomo sperimenta un «di più» che assomiglia molto a un dono ricevuto, ad un’altezza a cui ci sentiamo elevati”. Al centro della prima giornata della kermesse riminese, la drammatica testimonianza di Harry Wu, fondatore della Laogai Research Foundation, ora cittadino degli Stati Uniti, ma nato a Shangai, sui Laogai, i lager cinesi. Wu, nel 1959, fu arrestato come controrivoluzionario e si ritrovò condannato ai lavori forzati a vita senza alcun processo. Conoscerà la vita di dodici diversi campi di lavoro in diciannove anni. Dopo la liberazione emigrò negli Stati Uniti dove insegna a Berkeley e inizia la campagna perché il mondo conosca la situazione cinese e quanto succede nei Laogai, così vengono chiamati i campi di rieducazione attraverso il lavoro. “Attualmente si calcola che i Laogai siano almeno un migliaio – ha spiegato Wu. – Qui i prigionieri lavorano con turni di 12 ore giornalieri a costo zero per lo Stato producendo merci che vengono immessi sui mercati occidentali”. I  cinesi morti nei Laogai assommerebbero a circa cinquanta milioni. Ma altre sono le piaghe dello stato cinese. “Nel 2006 in Cina – ha raccontato il relatore – sono avvenute 30mila operazioni di trapianto di organi. Il 95 per cento di questi organi provengono da persone condannate a morte. Prosegue poi la politica demografica per cui una donna per poter essere madre deve ottenere l’autorizzazione del governo e una seconda maternità è oggetto di aborto obbligato. In un solo anno sono stati praticati trenta milioni di aborti”. Wu punta il dito anche contro la politica di repressione e di massacri verso tibetani ed Uiguri. “La Cina oggi è rimasta uno stato totalitario comunista – afferma in conclusione Wu -, dove anche i capitalisti possono iscriversi al partito (che è anche Stato) comunista. Non più un partito di proletari, ma un’organizzazione che fa profitti trattando con l’occidente”. Una sola la richiesta finale del presidente della Laogai Foundation al pubblico del Meeting: “Quando vi trovate a fare un’azione da uomini liberi, ad esempio quando andate in chiesa, non dimenticatevi che in Cina questo ancora oggi non si può fare”.

23 agosto 2009 redazione@varesereport.it
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