Musica

Dal Mississipi il blues del vecchio Slim. Sul palco del “Black & Blue” arriva una leggenda vivente

slim“Altri musicisti della musica moderna popolare avranno mai un curriculum intrigante come quello di Watermelon Slim?”. Anni fa tanti se lo chiesero e la risposta fu uguale per tutti: “No!”. Slim – di scena venerdì 31, alle 21, in Piazza Podestà a ingresso libero per l’ultimo appuntamento del Black & Blue Festival – è un personaggio atipico: suona e canta, ma nella vita sbarca il lunario con altro. Falegname e camionista, coltivatore di meloni (ecco svelato il nome d’arte), professore di storia (a questa materia ha affiancato anche la laurea in giornalismo), officiante di funerali. Veterano del Vietnam arruolatosi dopo essere stato espulso dal Middlebury College. E fu proprio nel letto di un ospedale militare che Slim impara da autodidatta la tecnica alla slide guitar utilizzando, per strofinare le corde, il suo accendino Zippo. Di ritorno dalla guerra, la sua prima incisione è datata 1973: l’unica di un soldato ormai pacifista e attivista civile, protagonista di sit-in e considerato un piccolo criminale. Dotato di un’intelligenza superiore – e di tanto – rispetto alla media (porta a compimento un master e diviene membro della Mensa, il gruppo di reti sociali riservato a chi presenta un IQ certificato e da “genio”), cantante e armonicista, Slim nel 2006 fa barcollare il mondo del blues. In quell’anno ottiene sei riconoscimenti al Blues Music Award come artista e intrattenitore, per l’album, la band (The Workers), la canzone ed il cd di musica tradizionale dell’anno. Nella storia, insomma, ci entra dalla porta d’ingresso delle star al pari di B. B. King, Buddy Guy e Robert Cray, gli unici ad aver fatto “filotto” agli Award. Tutto cambia: dopo aver lasciato Boston (dove nasce) per la North Carolina, Watermelon si inventa una nuova vita. O, meglio, riesce ad essere ciò che ha sempre desiderato. Supererà anche l’infarto che lo colpisce nel 2002: grazie a quello le sue prospettive riguardanti la mortalità e le ambizioni della vita non saranno più le stesse. Oggi, Slim dice: “Ho vissuto una vita piena, più di quanto possa fare la maggior parte delle persone se ne avessero due. Ho avuto una buona educazione, ho vissuto in tre continenti, ho suonato con bluesman immortali”. Non solo John Lee Hooker e Robert Cray, ma anche Champion Jack Dupree, Bonnie Raitt, Country Joe McDonald e Henry Vestine dei Canned Heat. Ancora una volta il Mississippi con i suoi richiami vocali, le note fangose e gutturali, il dobro con lo slide. La storia americana passa, obbligatoriamente, da quel Delta: dove Homans si abbevera ormai da quasi quarant’anni.

31 luglio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi