Teatro

Varese, silenzio sulla stagione teatrale del Comune. Arrivando dopo Gallarate, Busto, Saronno

teatroIl teatro è sempre stato di casa a Varese. Narrano le cronache, prima, del Teatro Ducale, ad uso di principi e loro famigli, e poi del Teatro Sociale, palcoscenico pop, stoltamente demolito dall’arrembante speculazione edilizia. Un passato nobile, che ha prodotto, nel corso di anni a noi più vicini, encomiabili iniziative: dalla scuola di Anna Bonomi ad una stagione teatrale comunale di tutto rispetto, con primedonne da grandi teatri milanesi. Ora, dopo un così nobile passato, il capoluogo rischia di finire in fondo alla lista. A Gallarate, a Busto Arsizio, a Saronno, di questi tempi sono già stati presentati i nuovi cartelloni teatrali, già si ragiona su vecchi e nuovi abbonati. A Varese, invece, no. A Varese, sulla stagione teatrale comunale passata, non si dice nulla, non si fa alcun bilancio, forse per imbarazzo (con il calo di spettatori e di interesse, sarebbe il caso di porsi qualche domanda e di fare qualche mea culpa), e sulla prossima stagione, nulla è dato sapere. Se non che la stagione ci sarà, che gli spettacoli in cartellone saranno 7 e non 6 come l’anno scorso, che le tre repliche tradizionali saranno mantenute. Ma nulla su compagnie, spettacoli, attori laureati, giovani promesse, vecchi e nuovi abbonati e abbonamenti, cioè su ciò che è il sale del teatro, ciò di cui vive il curioso e l’appassionato, il nuovo e il vecchio abbonato, la città che è più attenta di quanto qualcuno non creda. Un vero peccato. Come è stato un peccato che in questi anni, la stagione teatrale comunale (al contrario dei quella musicale, eccezionale, con rarissimi, umani incidenti di percorso) non abbia mai definito una propria identità. All’inizio, quando era all’Impero, era la classica stagione di prosa. Poi è diventata una via di mezzo, con strizzatine d’occhio al teatro più leggero e ai comici. E’ quindi tornata agli spettacoli impegnati, ma entrando in concorrenza con altri palcoscenici varesini, che nel frattempo erano nati. Per non parlare poi di tutta un’attività di promozione culturale del teatro che, via via, è stata abbandonata, a partire dale scuole. Insomma: a Varese esiste un teatro privato, che vive di musical e cabaret, Legnanesi e “Amici” della De Filippi, riscuotendo un prevedibile successo, e dunque è inutile cercare di imitarlo. Dall’altra parte, ci sono rassegne di teatro d’autore, a cui spesso collabora lo stesso Comune perché di qualità, e dunque anche su questo fronte lo spazio si restringe. Quale il ruolo di una stagione promossa da un ente pubblico? Attendiamo una risposta, che ci sembra necessaria per avere una stagione teatrale bella e con tanti spettatori. Noi per primi.

30 luglio 2009
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