Varese

La morte innocente, scandalo anche per chi ha fede

Monsignor Franco Giulio Brambilla

Monsignor Franco Giulio Brambilla

Un tema duro, spietato, che non consente alcuna facile scorciatoia. Tre ragazzi normali, tre bravi ragazzi, che rimangono vittime di un assurdo incidente stradale. Tre vite stroncate all’improvviso che lasciano un vuoto enorme, incolmabile, una città stordita e disperata. Eppure si sente la necessità di pensarci, si sente l’esigenza di affrontare ciò che è accaduto compiendo una riflessione. Può forse esserci d’aiuto un sacerdote, monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliario di Milano oltre che preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Confessa di essere molto diffidente nei confronti della possibilità di ragionare in termini generali. “Sì, certamente è in questione il grande tema del dolore e della morte innocente. Ma anche da credenti non si può ragionare astrattamente, in generale, perché si perde in termini di umanità. Soltanto un poeta o uno scrittore sarebbe in grado di parlare di queste cose”. Rimarca monsignor Brambilla: “il problema vero è che non si può, non si deve ragionare sul dolore, ma su questo dolore; non sulla morte, ma su questa morte. Come in questo caso, non è morto l’uomo, ma questi giovani ragazzi”. Sono tematiche ultime, ammette, “vere sfide per la vita”. Temi di fronte ai quali anche i credenti si sentono colpiti e interpellati. “La morte, anche per un credente, resta uno scandalo: lo stesso Gesù Cristo non è andato incontro alla morte trionfante, ma, come dicono i Vangeli, Gesù ‘sudava sangue’”. Ecco, dunque, il grande mistero e il grande scandalo che interroga, in queste ore, tutta la città. “E non c’è dubbio che sia necessario – conclude Brambilla – ancorare ogni pensiero, ogni nostra riflessione alle persone concrete, e rispondere agli interrogativi che ci poniamo in queste ore attraverso il volto di questi ragazzi”.

29 luglio 2009
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