Musica

Hot Tuna, i ragazzi del “Peace & Love”

home4_internoIncontrai Jorma Kaukonen, come accadde a molti, ascoltando i Jefferson Airplane. Appassionandomi alla psichedelica, innamorandomi della voce di Grace Slick, mimando gli accordi di Kaukonen sulla ritmica del basso di Jack Casady. Furono questi ultimi due – presenti sabato alle 21 ai Giardini Estensi (ingresso a euro 15 e 18 per il secondo appuntamento del Black & Blue Festival) con Berry Mitterhoff – i veri inventori del JA-Sound. Degli arrangiamenti in picchiata, delle note fiondate sull’intreccio armonico dell’era dell’amore e degli allucinogeni. Del Flower Power, delle proteste e dei concerti contro un potere politico che doveva essere decontestualizzato. O, almeno, ci si provava. Anche se nei ricordi di Kaukonen – che a Varese si presenta con gli Hot Tuna (Hot Shit fu sempre fermamente rifiutato dalle case discografiche) in versione acustica – nei Jefferson c’erano borghesi e proletari. Non era così importante dirsi “contro”; lo era dirsi a favore dell’esplorazione e della conoscenza di sé stessi. Una fresca ingenuità, quella della West Coast. Ma anche un tenace innamoramento che il chitarrista nato a Washington nel 1940 ha dichiarato sino ad oggi. Gli Hot Tuna , nel 1970, vanno ben oltre la semplice idea di progetto musicale. Hanno alle spalle anni di esperienze: Kaukonen con Janis Joplin (per Jorma è sempre stata e sarà Janice) e Casady nel bluegrass e nel rhythm’n’blues. Bravo sia al basso acustico che a quello elettrico. Furono loro i veri ribelli dei Jefferson Airplane e sono loro a rendere bollente la musica tra i solchi del vinile “Live at the Monterey Festival”. In quell’occasione – scrive Park Paytress nelle note di copertina al disco – la band fu presentata al pubblico come “un perfetto esempio di quello che sarebbe arrivato nel mondo”. Un suono del tutto nuovo, una rabbia gradita, una voce che premia i caldi timbri della tradizione americana. Perché Kaukonen nasce da lì: il folk, il blues, il rock ed il ragtime. Il country. Ma negli Hot Tuna non dimenticherà la grinta elettrica, i ritmi caraibici, le tastiere. Poi, la dolcezza di una ballata – Genesis – che resta, nella produzione del chitarrista, una perla rara. Impossibile da eguagliare anche dalla bellissima “Song for the High Mountain”. E in quegli anni Settanta, Jorma si guadagna un successo, ed un pubblico, che non svanirà mai. Nel frattempo la band cambia spesso formazione sino ad arrivare alla collaborazione con Barry Mitterhoff, uno fra i mandolinisti più importanti dei nostri tempi. Con lui, Jorma si assicura anni di nuova musica. Come sempre sorretta da una sperimentazione che concilia il passato al presente. E così le produzioni di questo alchimista divengono “macchine del tempo” dove tutto si mescola e la voce svetta sicura e densa. Un cratere dal quale spuntano i fiori d’acciaio di chi ha raccontato l’America, ma soprattutto l’uomo, con la curiosità di chi non sa invecchiare. Così gli Hot Tuna sono ancora qui: meticolosi strumentisti che hanno messo radici profonde nel mondo. E nel cuore di chi continua a sognare.

24 luglio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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